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“Una difficile ripresa” – intervista ad Ercolina Gibin e Piero Mora

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“Una difficile ripresa” – intervista ad Ercolina Gibin e Piero Mora

a cura di Fabio Valeggia

tratto da Borgomanero 1946-1948 – Quaderni Borgomaneresi n 9 – Febbraio 2007

moraegibinUna premessa: l’episodio Mora e Gibin, febbraio 1945
Non è possibile leggere e comprendere pienamente l’intervista ad Ercolina Gibin e Piero Mora se non si conosce la vicenda Mora e Gibin, i due partigiani ventenni massacrati nel 1945. La storia è per molti tristemente nota, tuttavia per quelli che ancora non la conoscono può essere riassunta così:
Enzo Gibin (19 anni) ed Ernesto Mora (21 anni) fanno parte delle file dei partigiani garibaldini della brigata “Volante Loss”. A loro viene affidato un compito difficile, catturare il capitano fascista Roncarolo di Borgomanero noto per essere un “torturatore di partigiani”.

Enzo ed Ernesto, la mattina del 23 febbraio del 1945 si appostano davanti all’Ospedale di Borgomanero ed al passaggio di Roncarolo, mediante una rapida azione, disarmano Roncarolo stesso ed un brigadiere dell’esercito della Repubblica Sociale di Mussolini catturandoli entrambi. Insieme a loro c’è anche un ragazzo, tale Maffei di Borgomanero che viene subito rilasciato in atto di generosità. Sarà però il ragazzo ad avvisare subito dopo una pattuglia della Folgore di quanto accaduto. Per Mora e Gibin le cose si mettono male, la pattuglia della Folgore li raggiunge e comincia uno scontro a fuoco durante il quale Gibin viene ferito alla gamba ed i due prigionieri fascisti riescono a fuggire. Mora allora si carica sulle spalle il compagno e lo nasconde nella boscaglia: trova successivamente aiuto presso un cascinale , ritorna dall’amico ferito per caricarlo su un carro e portarlo in ospedale. Ma mentre si sta approntando il carro sopraggiunge Roncarolo con i Repubblichini: ne nasce un nuovo scontro a fuoco. Mora rimane senza munizioni e viene anche ferito: si arrende ed è catturato mentre Gibin viene ricoverato in ospedale.
I fascisti trascinano Mora per le vie di Borgomanero: un gruppo di donne di fronte allo spettacolo inumano e bestiale a cui i fascisti le costringono ad assistere non sa nascondere lo sdegno.
Frattanto a Cressa il colonnello Festi, comandante del locale presidio fascista decide di dare una lezione di vero comportamento fascista ed appronta un automezzo da mandare a Borgomanero per prelevare i due prigionieri partigiani. Festi ordina anche a Roncarolo di prelevare Gibin dall’Ospedale. Nel pomeriggio di quello stesso giorno i fascisti prelevano con la forza un gruppo di persone e lo radunano nella sede dell’ex Consorzio Agrario Provinciale (Molino Saini) obbligandoli ad assistere al vergognoso spettacolo. Mora e Gibin vengono massacrati a colpi di moschetto. A Gibin viene spezzato il gesso applicatogli alla gamba appena operata con il calcio di un mitra.
I fascisti non contenti infieriscono anche sui cadaveri e a Gibin viene squarciato il petto per strappare il cuore.
Mora prima di morire trova la forza di gridare: “Viva l’Italia libera e viva i partigiani”.
I funerali solenni di Mora e Gibin verranno celebrati il 3 maggio 1945 dopo la Liberazione.

Enzo Gibin era il fratello di Ercolina Gibin, Ernesto Mora era il fratello di Piero Mora.
Ercolina Gibin e Piero Mora si sposarono appena dopo la guerra.

Intervista ad Ercolina Gibin e Piero Mora – 1 luglio 2006

Domanda: Ercolina e Piero provate a raccontare rapidamente chi siete e cosa vi è successo durante la guerra

Ercolina: sono figlia di genitori veneti, sono nata a Jesolo nel 1927. Abbiamo passato, io e i miei fratelli una infanzia felicissima, una adolescenza bellissima perché sia papà che mamma erano due artigiani… eravamo a casa nostra… Nel 1939 papà però ha deciso di trasferirsi qui in Piemonte per cercare un lavoro a mio fratello che voleva fare il meccanico. E difatti c’era riuscito molto bene. Purtroppo però papà quell’ anno è morto qui, investito per strada…
La nostra vita si è completamente rovesciata… è stata triste è stata dura… abbiamo preso i lavori che davano ai più poveri…ho fatto la babysitter, poi in fabbrica…
Poi mio fratello è partito è andato partigiano e ci ha mandati via… ci ha detto di tornare in Veneto che là avete da mangiare ed io posso operare tranquillamente e fare il mio lavoro…
Poi il patatrac…dal ’45 la morte di mio fratello e con quella il nostro rientro…Borgomanero era un disastro perché nella casa ci hanno fatto di tutto… era in Via San Marco, oggi Via Monsignor Cavigioli…e abbiamo cominciato a lavorare ma di lavoro non ce n’era e si è andati a lavorare all’estero. Nel frattempo la mamma è riuscita ad avere il lavoro come cuoca nell’asilo nido di Arona e sia io che mia sorella siamo andate a lavorare in Svizzera…Sono partita nel ’47 sono rientrata nel ‘49, ci siamo fidanzati e nel 1950 ci siamo sposati…

Piero: io sono figlio di contadini, sono nato il 28 giugno 1919, sono il quinto genito, dopo di me ce n’erano ancora tre,  nel periodo fascista andavo a scuola, non avevo voglia di studiare non mi impegnavo per niente…essendo il quinto genito e con tre fratelli che avevano fatto il militare io non avrei dovuto fare il militare.
Alla dichiarazione di guerra mi trovavo sopra Bardonecchia sul confine francese, lì ho cominciato a pensare dicendo … ma io sarà difficile che spari ai francesi ho i miei cugini in Francia…Poi hanno fatto un battaglione di complemento e mi hanno chiamato… in totale nel Natale del ‘40 ero a Lecce ed il primo dell’anno ero in Albania… ho fatto la guerra dell’Albania…
Volevo tornare in Italia…un giorno mi capita di rispondere al telefono ad uno di Roma e io gli ho chiesto subito cosa dovevo fare per venire in Italia… e lui non lo so… comunque stanno facendo una divisione speciale di paracadutisti … a me non piaceva andare nei paracadutisti ma non avevo scelta anche perché girava voce che a noi che eravamo di complemento ci avrebbero mandati in Russia e così pare sia poi capitato.
Così sono venuto in Italia a Tarquinia… poi partendo per l’Africa mi sono ammalato di pleurite e mi hanno ricoverato in un ospedale tedesco… cioè in una tenda dell’aeronautica poi ho fatto l’ospedale a Foggia…poi mi hanno mandato in una casa di cura e alla fine in Sicilia. Qui è arrivato l’8 settembre … ci siamo presi in una quarantina e con un camion su fino a Lagonegro… lì ci hanno preso i tedeschi…poi noi siamo scappati… eravamo in tanti… siamo finiti a Pescara a piedi poi siamo venuti in su e siamo arrivati a Borgomanero quaranta giorni dopo. Comunque vengo a casa e ho intenzione di lavorare… ho trovato lavoro in una cascina di Orfengo… ma lì incontro alcuni ragazzi di Borgomanero e una compagnia di ragazzi di fuori Torino… e mi sono messo nella Resistenza… A Novara mi hanno preso e mi hanno interrogato… ma io avevo fatto tanto tempo il militare ed avevo i miei documenti in tasca avevo i documenti che ero stato ammalato e nei vari ospedali… fatto sta che non so se l’ufficiale si è confuso e mi ha lasciato andare…
Poi eravamo in sette – otto ed io avevo autonomia di mangiare di spendere… mi davano poi i soldi… la gente mi conosceva trovavamo da mangiare… il 14 di dicembre ci fu un grosso rastrellamento e noi abbiamo riparato qui nei dintorni di Vergano… Con noi c’era anche suo fratello Enzo e anche mio fratello Ernesto che era già stato ferito il 7 novembre del 1944… gli avevano spaccato un moschetto sulla testa… la ferita gli aveva guastato molto il carattere… lui era nascosto nelle case a Suno.. poi avevo parlato con il dottore e lo avevo portato con me.
I fascisti non mi conoscevano per nome…mi chiamavano il sergente paracadutista… io mi ero specializzato a prelevare i fascisti sparsi… soprattutto i paracadutisti che erano qui di stanza a Borgomanero.. perché io ero stato paracadutista e mi dava un po’ fastidio che fossero paracadutisti… ne avevo catturati quattro all’osteria del ponte… sette a Vergano e quelli sono diventati tutti partigiani…

Domanda: parliamo del 25 aprile cosa vi ricordate di quel giorno ?

Piero: mi trovavo a Novara quel giorno… sono entrato nella caserma Perrone c’erano un centocinquanta fascisti si stava trattando la resa… poi sono stato lì parecchio tempo alla forza militare di Novara…un giorno viene un ragazzo in bicicletta e mi dice che aveva visto loro (indica Ercolina) vicino al Canale Cavour.. lei sua mamma e sua sorella…
Io ho piantato lì tutto, ho preso una macchina e sono andato a prenderle…
A Borgomanero sono tornato in moto con l’altro mio fratello il primo…pioveva e nevicava il 2 maggio…con i calzoncini corti… Borgomanero era tutto un movimento…

Ercolina: per me non è stato 25 aprile, ero in Veneto a casa di una zia, tra le zie la più benestante… lo zio voleva che stessi sempre lì al paese ma io volevo tornare a casa e non sapevo ancora niente… di mio fratello… poi in paese sono arrivati quelli della Cremona e hanno liberato il paese…mia zia in casa aveva il comando tedesco…
Quel mattino lì ho capito… c’è la Liberazione.. ho cominciato ad informarmi dai militari… voglio tornare in Piemonte.. c’è la possibilità di tornare… lì mi sconsigliavano tutti…le ferrovie e i mezzi di trasporto non ci sono… ci sarebbero queste colonne militari ma ti sconsigliamo… sei una ragazza giovane… diciassette anni non ancora diciotto anni aspetta qualche giorno e vedrete che le cose migliorano.
Io stavo lavando…e la mia zia aveva un diverbio con una vicina che faceva l’ostetrica… e la zia che dice “sta zitta tu che a causa di quelli come te io ho perso un nipote”… io ho sentito queste parole… e questa è stata la mia liberazione… noi non sapevamo nulla della morte di mio fratello ma gli zii sapevano…
Poi noi siamo tornate con le colonne di camion dei militari… siamo arrivate sull’autostrada a Novara … dove adesso c’è lo svincolo verso Vercelli… ci hanno detto andate per questo sentiero e proseguite diritto andrete a finire vicino al Canale Cavour e lì c’è proprio la strada che va a Borgomanero… lì troverete qualche mezzo per andare a Borgomanero… avevamo le valigie… io e mia sorella più piccola… mia mamma addolorata.
Ci siamo sedute sulla riva del canale… c’era lì una signora.. e viene a parlare… ne sono successe qui e dice anche il caso di Borgomanero…di mio fratello… e allora mia mamma dice… stia zitta che quello era mio figlio.
Questa signora è dispiaciuta… dice ma voi dove dovete andare ?… c’è il ragazzo di mia figlia che va tutti i giorni alla Caserma Perrone e lì c’è il fratello del Mora… è il comandante dei partigiani… adesso lo mando a chiamare… e dopo un po’ è arrivato il Piero in macchina con un altro partigiano che io conoscevo.. perché avevamo lavorato insieme…
E poi ci hanno portati a casa sua… a Borgomanero…
Ecco quella è stata  la mia liberazione… non è stata una bella cosa… è stato lutto dolore miseria nera…

Domanda: arriviamo alla fine della guerra quindi, inizia un periodo complesso… cosa vi ricordate di questo periodo ?

Piero: lavoro non ne trovavi…chi si prendeva uno che aveva fatto al vita partigiana in casa? mestiere non ne avevo… l’unica cosa io sapevo guidare… allora ho fatto l’autista… dal Travaini legnami… poi dopo anche dell’Onorevole Pastore… dopo gli anni ’50 facevo l’autista anche di uno svizzero…

Ercolina: io il mio posto lo avevo alla Carmelo Volta… si lavorava per la Rossari… però lavoro poco e c’era solo qualche giorno alla settimana da lavorare… quando siamo tornate in fabbrica ci hanno accolte tutte piangendo… io e mia sorella perché sapevano… di mio fratello…
Comunque il lavoro era poco e il caporeparto mi dava più lavoro che poteva alcune volte andavo anche la domenica…
Fino ai primi del ’47 sono stata lì … lavoravo in fabbrica e poi andavo a curare bambini… poi la signorina Lisetta Vallenzasca mi teneva molto vicino … era la cugina della mamma dell’Onorevole Marazza… lei mi voleva molto bene e ci tengo a ricordarla…
Io andavo là e le facevo un po’ da dama di compagnia ed i lavori di casa… lei abitava alla Villa Marazza… si era trasferita da poco…
Insomma è stata dura…babysitter…campagna della monda del riso… due volte a Vercelli a Cascina Carro, sulla strada che va a Torino.

Domanda: 2 giugno 1946 le votazioni… cosa vi ricordate ?

Ercolina: io non ho votato perché si diventava maggiorenni a 21 anni…

Piero: io mi ricordo bene quel giorno… ma ero bloccato… non dormivo a casa… mi ero preso un impegno … ritirare le armi… e non sapevo come fare a consegnarle… perché consegnarle voleva dire venire arrestato.
Poi mi sono trovato con uno di Gargallo… e abbiamo trovato un modo per far trovare le armi… c’erano dentro due camion di roba…
Il mio comandante Gruppi era già in galera per le armi… e lui aveva dato l’incarico a me di ritirare le armi…

Domanda: quindi si viveva in un clima molto teso e diventava difficile muoversi ?

Piero: io non dormivo a casa.. avevo paura… dormivo dagli zii… poi a Gargallo in giro… avevo paura che mi venissero a prendere…

Ercolina: io sapevo di queste difficoltà di Piero… parlavo con le sue sorelle… sapevo che c’erano in giro questi partigiani e che avevano paura di rientrare a casa…
Era tutta una confusione… tanta gente vestita di nero… per lutto… cimiteri pieni di gente… sono stati costretti a non farsi vedere finché non c’è stata la Liberazione… dopo poi hanno potuto andare sulle tombe dei loro cari… prima neanche quello potevi fare…

Piero: siamo andati come reparto a Milano… nel ’45 … si sono avvicinati in tre… in un momento di calma… ero staccato dai miei uomini…sono venuti lì e mi volevano prendere perché uno mi aveva riconosciuto e diceva che ero un fascista…
Sono stato lì… guardate che i miei uomini vi linciano…sono io il comandante di quegli uomini…ci scusi abbiamo confuso… ci siamo sbagliati… era un clima così sai… bisognava stare attenti…

Ercolina: era un brutto clima per tutti anche per la popolazione… vedevo anche l’umiliazione di quelli epurati… non ho mai provato gioia per quelli epurati malgrado dicessi… quello lì quante me ne ha combinate.

Piero: io abitavo qui dietro nella vecchia casa paterna … era tutto prato qui dietro… e dopo qualche anno una notte mi hanno sparato ancora una raffica di mitra contro la casa… non so se era una ragazzata…

Ercolina: sì si viveva male sai…

Domanda: arriviamo ora al 1948… ci sono le elezioni in un clima politico particolare… cosa ricordate ?

Ercolina: io non avevo ancora l’età per votare… sono andata poi nel 1951 per le politiche…

Piero: su tutto Borgomanero… la maggioranza era socialista…nella votazione dopo erano tutti democristiani… una delusione… io ero convinto ad aver collaborato a portare la gente a votare… allora giravano dei manifesti delle Curie Vescovili…che leggere l’Unità si era scomunicati… e tante altre cose…

Ercolina: io mi ricordo poi quando sono andata a votare e ci siamo trovate in quattro future mamme tutte in attesa… e ci siamo dette chi sa se per i nostri figli sarà diverso il futuro ? Io non ero ancora politicizzata… mi sono politicizzata dopo.. e poi ho preso coscienza… abbiamo fatto le nostre battaglie in piazza…
Ma eravamo un po’ tutti spaventati dai partiti sai perché si veniva da venti anni così… perché si diceva siamo usciti da quello e adesso andiamo dentro in un altro tunnel… poi poco alla volta con il ragionamento…

5 giugno 2013 – Piero ci ha lasciati questa notte a 93 anni. Buon viaggio Piero.

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One thought on ““Una difficile ripresa” – intervista ad Ercolina Gibin e Piero Mora

  1. l’ho trovato, domani lo leggiamo in classe ;))

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