Storia del lago d'Orta

Storia e curiosità del lago d'Orta e dei paesi limitrofi

1887 – Borgomanero – Distilleria e Fabbrica di Birra Cesare Pogliani

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Scheda a cura di  Angelo Vecchi, tratta dalla Mostra Convegno Architetture da Salvare – 22 novembre 2003 Borgomanero Salone SOMS

La birra di Borgomanero

L’iniziatore di questa attività fu Cesare Pogliani (1834-1899), produttore e commerciante di vini, grappe e aceti ricavati dalle vinacce e dagli scarti di lavorazione. La produzione di birra e acque gassose viene menzionata per la prima volta in una statistica comunale del 1872. Dopo l’incoraggiante partecipazione all’esposizione milanese del 1881, Pogliani decise di costruire un grande stabilimento industriale di birra e altre bevande in un’ampia area compresa tra il centro storico, dal lato dell’attuale via Gramsci, e lo scalo ferroviario, affidandone il progetto all’ingegner Giuseppe Primatesta. Nei nuovi impianti nel 1886, due caldaie da 2.670 litri e quattro refrigeranti da 800 litri erano impiegati nella fabbricazione di birra dei tipi Pilsen, Vienna e Monaco, con una produzione stimata nel 1887 in 700 ettolitri. Lo stabilimento dava lavoro a quasi una decina di operai e forniva anche discrete quantità, circa 200 ettolitri, di “acque gazose”.

Fino alla metà dell’Ottocento, la birra era rimasta una bevanda d’élite importata o fabbricata da artigiani, le cui imprese non sempre riuscivano felicemente, come dimostra il birrificio Wedrosy di Novara.

Questa fabbrica, impiantata da un gruppo di immigrati svizzeri, non riuscì a svilupparsi, mentre la comunità evangelica creata da questi lavoratori incontrò guai anche peggiori. Solo dopo l’unificazione nazionale, si sviluppò in Italia una maggiore produzione di birra sia per i consistenti investimenti di industriali mitteleuropei sia per lo sviluppo della fabbricazione stagionale del ghiaccio artificiale, di cui la birra divenne una specie di naturale complemento.

Il cavalier Cesare, autentico esempio di self made man, seppe cogliere queste circostanze favorevoli animato da ferma fiducia nel progresso e nelle potenzialità dell’industria. La gestione del moderno complesso da lui costruito fu completata dall’alleanza con la famiglia Ghiglione. La figlia di Cesare Pogliani, Costanza, sposò l’avvocato Angelo Ghiglione (1843-1889), esperto di leggi e di finanza, portando in dote la fabbrica paterna. Dopo la prematura scomparsa del marito e del padre, Costanza, si unì in seconde nozze al terzogenito dei Ghiglione, Giovanni (1855-1935), e continuò a sovrintendere alla fabbrica, che intanto assunse la denominazione di Ghiglione & Pogliani. La proprietà si circondò di capaci collaboratori come il milanese Cesare Bina (n. 1866), a cui affidò la direzione dello stabilimento, il tecnico tedesco Rudolph Mayer e il mastro birraio borgomanerese Montanari, soprannominato Mintìn.

La birra conobbe nell’epoca giolittiana un promettente sviluppo come bevanda estiva dissetante. Questo dato culturale limitava le vendite all’ambito stagionale e i birrai, per dare continuità alle loro attività, dovettero ricorrerre a un’ampia diversificazione produttiva. Pertanto, accanto alle birre e alle gassose, continuarono a uscire dagli stabilimenti Ghiglione & Pogliani, che davano ormai lavoro a una trentina di addetti, aceto, cremotartaro, ghiaccio artificiale, bibite, acqua di seltz, vermut, liquori, acquaviti e vini commerciati anche sui mercati esteri.

Il fascismo e la grande recessione dell’economia mondiale penalizzarono la produzione e il consumo delle birre. I gruppi maggiori reagirono con la concentrazione e la razionalizzazione della distribuzione, fagocitando le piccole fabbriche. Nel 1932, la birreria di Borgomanero fu assorbita dai Beretta, i produttori della birra Sempione, che avevano altri impianti a Locarno e a Pallanza. Continuarono a rappresentare la vecchia proprietà Piero e Cesare Ghiglione, i figli di Costanza Pogliani e dell’avvocato Angelo, ma l’epica storia della birra di Borgomanero qui si chiudeva. La nuova Birra Sempione diventò in pratica un’agenzia di vendita dei prodotti Beretta. Nel fabbricato ottocentesco, continuarono fino al secondo dopoguerra le attività diverse dal birrificio, mentre sulla via vecchia per Maggiate furono realizzati nuovi edifici destinati alla commercializzazione.

(Angelo Vecchi)

Il fabbricato

Consiste in un grande edificio rettangolare su tre piani di cui uno seminterrato, con un corpo semicircolare ed una serie di padiglioni annessi. All’interno del fabbricato si svolgevano le differenti attività produttive della “Pogliani e Ghiglione”, poi S.A. Birra Sempione: la produzione della birra e la distillazione delle vinacce per la produzione dell’acquavite, e successivamente la produzione di “gassose”.

Il settore di produzione della birra nel fabbricato originario

La distribuzione degli ambienti dell’edificio prevedeva un ciclo produttivo disposto in verticale con inizio dall’alto.Al piano superiore (primo piano) avveniva la preparazione delle materia prime: vi erano ubicati il magazzino dell’orzo germogliato ed il locale di pulitura dell’orzo bollito, che veniva quindi portato al livello della torretta (secondo piano) per l’essicazione.

Poi i prodotti venivano calati al piano terreno nel quale si compiva il ciclo produttivo: vi era ubicato l’ingresso, un porticato per lo smistamento delle merci, il locale per la macina dell’orzo, l’essicatoio, un locale per le verifiche fiscali, i magazzini delle materie prime (orzo e luppolo); dal porticato si accedeva alla ghiacciaia in cui veniva immesso il ghiaccio che andava a riempire tutta la cantina sottostante.

Sul lato ad est del fabbricato erano ubicati gli impianti di lavorazione, consistenti nella miscela con acqua calda dell’orzo, la successiva aggiunta del luppolo, la cottura del mosto, la filtratura ed infine la refrigerazione.

Infine la birra veniva depositata nella cantina del sotterraneo: in un settore vi erano collocati 10 tini in grado di contenere circa 290 ettolitri.

Un’altra cantina per conservare la birra al fresco era stata costruita in galleria sotto alla collina del Colombaro.

Al centro del sotterraneo era collocata la parte inferiore della ghiacciaia. Il suo funzionamento fu di breve durata perché fu soppiantata dall’installazione di uno dei primi frigoriferi, la cosiddetta  “macchina per il ghiaccaio artificiale” .

La fabbrica di acquavite

Il disegno del 1931 allegato alla “denunzia di fabbrica di acquavite” all’Intendenza di Finanza illustra il settore di produzione dell’acquavite, era ubicato sul lato est della proprietà. Prevedeva un fabbricato al piano terra al cui interno vi era il locale distillazione con tre alambicchi, un locale tini, il locale caldaia, un’area con 4 vasche per l’estrazione del tartaro. In altro fabbricato adiacente vi era l’ufficio, le celle per vinacce ed altre 2 vasche per il tartaro.

Nei disegni del 1942 (Geom. G.Barcellini) si illustra la ristrutturazione e la razionalizzazione dell’edificio della fabbrica d’acquavite, con l’ampliamento del locale distilleria, la ricollocazione degli alambicchi, l’ampliamento dell’area delle vasche per le vinacce e la costruzione di un nuovo capannone per raggruppare le  vasche per l’estrazione del tartaro.

L’edificio venne successivamente modificato, a seguito dell’introduzione di nuovi macchinari, e vi venne aggiunto un corpo di fabbrica lungo l’attuale Via Gramsci.

La struttura dell’edificio è in muratura di mattone, compresi gli orizzontamenti dei solai con volte a vela. Le pareti portanti sono rinforzate con pilastri e arcate di maggiore spessore, posti in corrispondenza delle campate delle volte interne. Questi rinforzi appaiono anche all’esterno del fabbricato, dove ne diventano un caratteristico elemento decorativo  (gli archi sono in mattone pieno a faccia vista), così come gli ampi finestroni in ferro con voltini ad arco e le belle strutture lignee dei tetti.

L’edificio si presenta in buone condizioni di manutenzione, e non ha subito grossi rimaneggiamenti, per cui si può oggi considerare uno dei rari esempi, praticamente integri, dell’architettura industriale dell’inizio del ‘900.   

(rielaborazione di uno scritto inedito del dott. Piero Zanetta)

Come appare l'area del Birrificio Sempione nel novembre 2009 - foto F.Valeggia

 

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2 thoughts on “1887 – Borgomanero – Distilleria e Fabbrica di Birra Cesare Pogliani

  1. Ciao, grazie per l’articolo stupendo, non sapevo assolutamente di questa particolarità della mia città. La cosa che mi ha stupito maggiormente è la storia della galleria utilizzata come cantina sotto il Colombaro (praticamente di fianco a casa mia). Secondo te è ancora in qualche modo accessibile? C’è qualcuno che potrebbe sapere dove si trova?

    • Mah ho provato a chiedere anche all’autore di questo testo, purtroppo non c’è modo di risalire alla posizione di quella galleria…

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