Articolo tratto da “Borgomanero sacra e devota”, Quaderni Borgomaneresi n 4 -dicembre 2001

a cura di Fabio Valeggia

Briga Nov - resti del castello di San Colombano

Briga Nov - resti del castello di San Colombano

“Giace Briga a levante della strada ferrata, tra Borgomanero e Gozzano, nella provincia di Novara, paese antichissimo, come risulta dalle memorie di Bescapè nella sua Storia Novarese. Posto appiè del Colle detto di San Colombano dall’Oratorio di questa denominazione eretto sul cucuzzolo del colle stesso, è fiancheggiato al mattino da ubertose amene falde coltivate a viti, e assai pregevoli pei loro vini generosi”.
Così l’avvocato Felice Conelli descriveva Briga nel 1887; paese di contadini dunque, antico e famoso per i vini particolarmente apprezzabili, ma anche luogo di culto e di devozione, se è vero che a Briga si contavano ben sette chiese più una serie imprecisata di cappelle e cappellette.

La chiesa di San Tommaso

La chiesa di San Tommaso è il più antico edificio di Briga: la sua costruzione risale, infatti intorno all’anno mille, in una posizione viaria sicuramente molto particolare. E’ da ritenere quindi che i feudatari del luogo, i conti di Biandrate, fossero particolarmente interessati al passaggio di pellegrini e commercianti lungo quella via.
San Tommaso è una piccola chiesa, che per le esigenze dell’epoca doveva essere sicuramente sufficiente vista la scarsa popolazione; tuttavia gli affreschi ivi conservati occupano una posizione importante nella pittura romanica del Piemonte. Il ciclo degli affreschi, venne recentemente restaurato nel 1971. La parte principale è costituita dalla teoria di otto santi tra cui spicca San Pietro con la chiave, accanto alla Vergine. Gli affreschi sono databili attorno all’anno 1020, dopo che la chiesa venne ultimata, anche se alcuni studiosi spostano la data al 1180, dandone la paternità ad un pittore francese. I questo caso i committenti potrebbero essere stati i conti di Biandrate, successori dei Pombia.

La chiesa di San Giovanni Battista

La tradizione, orale e non, vorrebbe San Tommaso quale prima chiesa parrocchiale di Briga Novarese, ed in effetti la cappella romanica, data anche la presenza di una torre campanaria, potrebbe essere stata la chiesa di una comunità. La torre campanaria, oggi non più visibile, venne smantellata nei primi anni del ‘ 900. In ogni caso le notizie sulla prima parrocchia brighese, ci riportano alla chiesa di San Giovanni Battista, attuale parrocchiale, posta ai piedi del castello dei conti di Biandrate e situata in villa, al servizio del popolo.

Chiesa di San Giovanni Battista

Questa chiesa doveva sicuramente trattarsi, in origine, di una cappella romanica, molto simile a San Tommaso, tanto è vero che nei manoscritti si legge che sul finire del 1500, il prete Marucco, rifacendo completamente l’edificio vi rinvenne resti romanici.
La parrocchiale, così com’è oggi è il frutto di una serie di modifiche volute da Don Signini che nel 1925 la fece affrescare completamente dal pittore ossolano De Giorgi.
De Giorgi, nato nel 1870 a Ceppomorelli, amava spostarsi facendosi seguire da un nugolo di allievi come un pittore di altri secoli. Diede comunque a Briga una buona prova di sé, tanto è vero che chiunque entri nella parrocchiale non può non notare gli affreschi dell’abside e della grande volta.

Gli eremiti e la chiesa di San Colombano

Se la chiesa più bella di Briga è San Tommaso, è altrettanto vero che i brighesi sono particolarmente affezionati a San Colombano. La piccola chiesa, dedicata all’Annunciazione, si erge sul culmine della collina omonima, appena al di sotto dei resti del castello dei Conti di Biandrate. La chiesa viene fatta erigere dal curato Marucco nel 1594, probabilmente sui resti di una cappella ancora più antica di cui si parla già in un manoscritto del 1347.
San Colombano è stata sempre nel cuore dei brighesi; per secoli vi hanno celebrato funzioni e novene, e durante le due guerre mondiali, le donne salivano dal paese ad invocare l’aiuto della Madonna Protettrice del borgo.
Negli ultimi decenni San Colombano è diventata anche meta di scampagnate domenicali e di una tradizionale festa di primavera. Durante la sagra del 1962, don Gagliazzi e una decina di giovani vennero colpiti da un fulmine, ma riportarono solo lievi conseguenze; venne dipinto un ex voto in ringraziamento della Madonna e di San Colombano.

Chiesa di San Colombano

Ma la collina di San Colombano viene anche ricordata, dai più anziani, come la collina degli eremiti. A dire il vero l’eremitaggio a San Colombano ha origini lontane, tanto che si ipotizza la presenza di un probabile castelliere celtico già nel medioevo. Tuttavia, notizie scritte si hanno solo a partire dal secolo XVII. Sicuramente non è semplice ricostruire un elenco cronologico degli eremiti di San Colombano, in ogni caso dai pochi documenti a disposizione risulta che la casa eremitale venne costruita attorno il 1617 e venne inizialmente abitata da fra Bonaventura Roccolino, fiorentino di origine, che vi rimase fino al 1623, quando in data 16 settembre se ne registra la dipartita, all’età di 58 anni nel Libro dei Morti della parrocchia.
A fra Bonaventura, succedette pare un messinese di origine, tal fra Lucio Poggio, capitato a Briga chissà come: di lui si conoscono due lettere al parroco Alberganti, in cui rivendicava il fatto di aver donato un quadro, un calice e un panno di damasco.
Nel l675 vivevano sul colle di San Colombano due eremiti: fra Carlo Turidio e fra Giovanni Battista Gattico. Fra Carlo muore il 10 aprile del 1677, mentre fra Giovanni lascia Briga nel 1692 “senza aver dato li suoi conti” per cui si spesero lire 2 “per fare sequestrare la sua robba”.
Sempre spulciando nel Libro dei Morti della parrocchia, si scopre che nel 1715 muore tal Giuseppe Costa di anni 83, mentre nel 1731 avviene la dipartita all’età di 72 anni, di Lucio Pacio Parmigiano di Milano. Entrambi erano stati eremiti a San Colombano.
Compito dell’eremita, al di là della vocazione per la preghiera e per il lavoro, fu sempre e comunque quello di guardiano della chiesa e coltivatore del piccolo podere che la circondava.
Individui sicuramente bizzarri, semplici, ma anche coraggiosi quel tanto che occorre per vivere in cima ad una collina, tra i boschi frequentati fino all’inizio del ‘900 dai lupi. Di storie sugli eremiti se ne raccontano tante; una delle più note è quella dell’eremita che entrato in una botte per lavarla, rotolò fino alla piazza del paese.
Ma l’eremita che la tradizione popolare ricorda in modo particolare è Giovanni Loreja. Il Loreja era stato eletto come eremita dal Consiglio Comunale nell’adunanza del 5 ottobre 1835, all’età di 23 anni. Gli amministratori di Briga preso atto della dipartita di Domenico Moscato decisero di sostituire il defunto con il Loreja. Su quest’ultimo si raccontano molte cose: si dice che cacciasse e cuocesse sapientemente il ghiro, e che insegnasse il catechismo a scuola. “Chi ci ha creati ?” amava chiedere; “Il Giovannino dei prati” era la sua risposta.
Morì in circostanze misteriose alle 2.15 del 5 febbraio 1881. In quella notte d’inverno molti udirono il suono nervoso della campana di San Colombano ma nessuno si mosse: chi per paura, chi per pigrizia. Al mattino l’eremita venne trovato avvinto alla corda della campana: così aveva voluto annunciare la sua agonia.

La chiesa della Madonna del Motto

Lungo la vecchia mulattiera che conduce a San Colombano si erge una chiesetta ottagonale detta della Madonna del Motto. Voluta con tutta probabilità nel 1606 dal nobile signore Antonio Brusati, passò poi proprietà ad un ufficiale spagnolo, tale Francesco Lopez, che si era sposato con una donna brighese.

Chiesa della Madonna del Motto

Il Lopez a sua volta la passò allo spagnolo Martino de Cordova, governatore di Tortona che la fece affrescare. Si nota infatti all’interno dell’edificio un pregevole affresco riproducente San Martino. Nel Settecento il possesso della chiesa passò alla famiglia Gozzani e in seguito ai marchesi Del Carretto, per finire ai Savoini che la misero a disposizione del Comune che intervenne per salvare dalle rovine un piccolo gioiello.

La chiesa della Natività

La chiesa della Natività, più nota ai brighesi come chiesa della “Madonna” sorge a sud dell’antico abitato di Briga e quindi a pochi passi dalla chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista.
In realtà sin dal ‘600 esistevano in quella zona due piccole chiese dette di San Rocco e di San Rocchino. San Rocco conservò nel tempo l’originaria intitolazione, mentre San Rocchino divenne nel Settecento la chiesa della Natività.

Chiesa della Natività

Attorno al 1733-1734 la piccola cappella subì un ampliamento che incorporò parte dell’antico edificio, conservando in questo modo un pregevole dipinto del XVI o addirittura del XV secolo raffigurante la Madonna in trono con Bambino. Con il dipinto ci è pervenuta anche la bella cornice dorata eseguita nel 1683 da Giorgio Zanolio, intagliatore borgomanerese. La denominazione “della Natività” pare derivi dal fatto che a partire dal 1714, si tennero delle processioni nel giorno della Natività (8 Settembre).

La chiesa di San Grato

Vicino alla collina detta di san Colombano, si eleva quella di san Grato, collina che fu in passato ricca di vigneti che producevano un leggendario vino bianco.
Fu proprio la presenza di tante vigne ad indurre i brighesi a costruire una nuova chiesa. Nell’estate del 1696 i brighesi inviarono all’autorità religiosa una petizione in cui si chiedeva l’autorizzazione ecclesiastica per costruire un edificio che potesse in qualche modo ospitare le funzioni religiose e ingraziarsi il santo protettore della grandine e della tempesta.

Chiesa di San Grato

Per la verità la chiesa, costruita attorno ai primi anni del 1700 venne usata spesso come magazzino dai proprietari delle vigne vicine, e talvolta vi si celebrò qualche funzione religiosa. Tuttavia all’interno rimane un affresco alquanto gradevole raffigurante San Grato mentre getta nel pozzo alcuni chicchi di grandine; l’affresco venne attribuito ad un non meglio precisato Gianoli di Campertogno, che visse nella seconda metà del 1800.

La chiesa di San Rocco

Di San Rocco e San Rocchino abbiamo già accennato in precedenza; mentre San Rocchino nel Settecento divenne la chiesa della Natività, San Rocco conservò nel tempo l’originaria intitolazione. La sua costruzione è da attribuirsi attorno al 1638, quando si incominciò a registrare ogni spesa di quella che doveva essere la chiesa dei santi Rocco e Sebastiano, e di cui conservò solo il primo nome, del resto più noto.
Nel 1640 la chiesa, non ancora ultimata, venne solennemente benedetta.

Bibliografia:
1. Francesco e Enrico Allegra, “Il Sacro a Briga”, marzo 2000
2. “Briga attraverso i tempi” volumi I, II, III, edizione a cura dell’Amministrazione Comunale di Briga Novarese

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