articolo tratto da “Borgomanero Magica” – Quaderni Borgomaneresi, n 2 – settembre 1999

a cura di Fabio Valeggia

Briga - Chiesa di S.Tommaso

Briga - Chiesa di S.Tommaso

‘’Le streghe partivano dai prato dei Morti, nel territorio di Invorio, e venivano di notte in corteo fino alla fonte di San Tommaso nel territorio di Briga’’. Frasi come questa si potevano udire spesso tra la gente di Briga Novarese fino a qualche decennio fa. Soprattutto i più anziani ricordavano di strani avvenimenti e della fontana delle Streghe presso San Tommaso. San Tommaso è una piccola chiesa, un vero gioiello di arte romanica, ammirabile ancora oggi nello splendore dei pregevoli affreschi interni. Alcuni consideravano il territorio che va dalla Cascina Pizzarini alla Crocetta, passando per San Tommaso un vero e proprio mondo incantato. Molti ancora oggi ricordano i cosiddetti Fuochi di San Tommaso (detti ciaar äd Sän Tumà), ovvero delle improvvise fiammelle notturne che procedevano in modo curioso, a balzi, scendendo e alzandosi per poi spegnersi senza lasciare alcuna traccia.
Ma San Tommaso era anche un luogo di apparizioni straordinarie, come quella che accadde agli inizi di questo secolo ad un certo Carlo Poletti, che al fine di vigilare affinché nessuno deviasse l’acqua che bagnava il suo prato si appostò presso la chiesa di San Tommaso. Ecco che mentre stava sonnecchiando, venne svegliato improvvisamente da una figura vestita di bianco, alta più degli alberi circostanti. Si trattava della ‘’Fantasma’’ che fischiò fortissimo e dal bosco del Duno risposero altri due fischi ancora più acuti, tanto che al povero Carlo non rimase che allontanarsi nel più breve tempo possibile.
Un certo Allegra, invece, si recò nottetempo presso la strada che sale dalla chiesa di San Tommaso al soprastante pianoro a caccia di lepri. Ecco che circa a mezzanotte due splendide lepri gli corsero incontro, ma quando il cacciatore puntando il fucile, stava per premere il grilletto, l’animale parlò: ‘’Lasciami passare’’, e la seconda lepre: ‘’Se hai lasciato passare l’altra lo dovrai fare anche con me’’. All’Allegra molto spaventato non rimase che ubbidire.
Il Carlo Poletti invece (1881-1937) era solito andare presso la fontana di San Tommaso per rifornirsi di acqua. Ma una sera gli apparvero tre uomini, non più alti di un metro che parlottavano tra di loro in un linguaggio sconosciuto.
A Briga di fatti strani dunque ne sono sempre accaduti, o meglio così si crede, ma il fatto più straordinario risale agli anni 1847-1850. Avvennero in quel tempo fenomeni che richiamarono l’attenzione di tutto il circondario.
Scriveva  del paese di Briga l’avvocato Felice Conelli nel 1887: ‘’Giace Briga a levante della strada ferrata, tra Borgomanero e Gozzano, nella provincia di Novara, paese antichissimo, come risulta dalle memorie di Bescapè nella sua Storia Novarese, e da altri monumenti non ancora disfatti dai secoli, che vi corsero sopra. Posto appiè del Colle detto di S. Colombano dall’Oratorio di questa denominazione eretto sul cucuzzolo del colle stesso, è fiancheggiato al mattino da ubertose amene falde coltivate a viti, e assai pregevoli pei loro vini generosi, robusti, dilicati, e di ottima riuscita’’. E che cosa accadde in questo tranquillo e produttivo paese da turbare la locale collettività ? Scrive sempre il Conelli: ’’Una serie di fatti sorprendenti, straordinari non più uditi si concentrano, e si svolgono in un paese di analfabeti; un’innocente fanciulla, che non sa leggere, n’è lo stromento e il protagonista’’.
L’innocente fanciulla si chiamava Teresa Strigini, aveva 16 anni ed era figlia di Carlo, anziano agricoltore locale, già sindaco del paese di Briga. Teresina, come la chiamavano i brighesi, passò poi alla storia come ‘’L’indemoniata di Briga Novarese’’.
Ma vediamo come si svolsero i fatti: tutto comincia nell’autunno del 1847, Teresa Strigini e tal Giuseppe Gilardini si innamorano, ma il loro amore viene contrastato dalle rispettive famiglie per ragioni di convenienza. Come conseguenza la Teresa si ammala gravemente e viene curata con salassi e purganti ottenendo ben presto una completa guarigione. Nell’anno successivo però Teresina viene sedotta con l’inganno dal pittore Ignazio Imperiali, tanto che il giorno 23 ottobre del 1848 fugge di casa con l’oro per raggiungere il pittore. L’ Imperiali la rimanda però a casa accompagnata da due dei suoi uomini. Il giorno successivo Teresina fugge di nuovo, forse ancora in cerca del pittore ma viene ritrovata nei boschi di Talonno. Dopo le fughe la ragazza incomincia a raccontare strane storie, ricordi di prediche, cose fantasiose. Il primo a darle attenzione è Don Conelli, fratello del prima citato avvocato Felice Conelli, in quegli anni parroco di Briga Novarese.
All’inizio del 1849 la ragazza cade ancora ammalata, probabilmente depressa si direbbe oggi e giace nel proprio letto. A questo punto giunge una data molto importante per tutta la vicenda: il giorno dell’Epifania del 1849. Quel giorno avvenne il primo fatto straordinario, così come lo racconta l’avvocato Conelli: ’’Già da tre giorni la Teresa non aveva preso né cibo né bevanda di sorta, il che faceva temere non venisse meno di inedia. Certo, nessuno allora l’avrebbe creduta in lena di reggersi in piedi, nonché da fuggire…Ma quale sorpresa ! L’inferma non vi è più, è scomparsa. Rivolte le lenzuola, spalancato l’uscio della camera già ci si accorge che la Teresa è, come altre volte sparita. I parenti altresì ne fanno ansiosa ricerca, né rinvenutala, romiscono da disperati’’.
La Strigini viene cercata ovunque dai paesani accorsi prontamente, ma di lei nessuna traccia. Se non che: ‘’…odesi ad un tratto da tutti li astanti un forte prolungato trarre, e ritrarre di catenaccio all’uscio di quella camera. Vi accorrono al volo, e si affollano tutti per entrarvi per primi; ma con sorpresa universale sono costretti a restarsi all’uscio, che spalancato pocanzi, trovasi ora chiuso a chiave, e senza di essa. Si abbatta dunque l’uscio…Aperta la stanza perlustrata più tardi dal Fisco di Novara, che la dichiarò inaccessibile per qualsiasi altra via, fuori quella dell’uscio d’entrata sulla ringhiera, vedesi la Teresa sola, fredda, priva di sensi, come impietrita…’’.
Insomma la Teresa, con tutta probabilità scomparve dal letto nascondendosi in qualche angolo della casa; ritornata in camera, vinta dal freddo, vi si rinchiuse dall’interno con un grimaldello. Tutto questo però bastò a far dichiarare al don Conelli che ciò era opera del diavolo. La Strigini andava pertanto esorcizzata e al più presto. Il giorno 10 di gennaio infatti don Conelli si reca a Gozzano per ottenere dal vescovo Gentile l’autorizzazione a esorcizzare. Autorizzazione che il vescovo non darà.
Intanto in casa Strigini accadono cose straordinarie e allo stesso tempo orribili; così le racconta l’avvocato Conelli: ’’Di questi tempi cadevano a riprese, ed a non lunghi intervalli nell’atrio, e nell’interno della casa Strigini, ciotti e pietre di varia dimensione, senza potersene mai conoscere il punto di partenza, i quali, o caduti a piombo, o ripercossi o rotolati sul suolo, sempre innocui, fermavansi d’ordinario ai piedi delli abitanti sorpresi ed intimiditi. Vedenvasi pure quasi giornalmente sul far della notte spettri e mostri, orribilissimi quando uscire, e quando entrare in quella casa…’’.
Da parte sua, il vescovo fa visitare la giovane da due medici, e la fa esaminare da sacerdoti e teologi. La Teresa agli occhi di questi esperti risulta pressoché normale e non ossessa come si crede.
Il giorno 10 di febbraio 1849, don Conelli torna di nuovo a Gozzano richiamato dal Vescovo; a Briga intanto Francesco Bellosta fa suonare le campane a stormo. Il paese è in agitazione, la Teresa dà nuovamente in escandescenza, tanto che una commissione di brighesi si reca a Gozzano dal Vescovo per chiedere l’esorcismo.
Intanto si era andata da tempo consolidando la voce che il diavolo sarebbe partito dalla Teresa il giorno 12 di febbraio (si trattava di un lunedì) e questo fece confluire a Briga un numero notevole di persone. Così descrive la scena l’avvocato Conelli: ’’La fama che il diavolo di Briga sarebbe partito alle dieci antimeridiane del 12 febbraio erasi così rapidamente diffusa, da riunire in quel piccolo paese più di tremila forestieri…il popolo e la moltitudine, che non poteva a pezza capire in quella casa ed annessovi cortile, stivarsi nelle vie e campi viciniori alla casa stessa; altri coprirne il sommo delle mura di cinta, altri arrampicarsi su per le piante all’intorno e starsene ritti sui rami, tutti in attitudine di chi impaziente aspetta l’ora di un grande avvenimento’’.
Lo Spirito aveva avvertito che se ne sarebbe andato alle ore 10, per trasferirsi in Francia nel corpo di un sacerdote. E così accadde, l’esorcismo di Don Conelli ebbe effetto, ma in quella sede si verificò anche un fatto molto grave: lo spirito, interrogato da Don Conelli, rispose di chiamarsi nientemeno che Gioberti e Leggio (ovvero legione, cioè con tanti spiriti o diavoli come lui). Gioberti non era altro che il primo ministro di Sua Maestà, definito dalla Teresa come il ‘’Capo del ministero infernale’’.
Questi fatti portarono il giudice mandamentale di Borgomanero, avvocato Bernardino Rossignoli, ad istituire un processo nei confronti degli eventi avvenuti a Briga: secondo l’avvocato si era di fronte al tentativo ‘’di far rinascere li tempi delle streghe, stregoni, spiriti maligni e ammagliatori’’, ma cosa ancora più grave si tentava ‘’di diffamare il nome conosciutissimo di un grand’uomo’’ ovvero il primo ministro Vincenzo Gioberti. Le due persone indiziate non erano altro che Teresa Strigini, di anni 16 e Don Giuseppe Conelli, parroco di Briga, di anni 29.
Siamo al 16 febbraio del 1849, l’uffico del Tribunale di Novara manda a Briga il giudice istruttore Bellotti e il pubblico ministero Prelli. I giudici perseguono un’inchiesta attenta e meticolosa, prediligendo il presunto complotto antigovernativo. Interrogano parecchi testimoni, tra cui numerosi preti e ascoltano anche il pittore Imperiali, presunto seduttore della Teresa.
Intanto il 21 di febbraio 1849 cade il governo Gioberti e l’inchiesta locale perde una valenza politica, anche se rimane la grave accusa di presunto turbamento dell’ordine pubblico. Dopo un periodo di calma, la Teresa riprende a dare in escandescenza, tanto che il 13 marzo l’ufficio giudiziario ritorna a Briga con i medici Ravina e Morotti, che sottopongono la Strigini ad una visita fiscale, giudicandola affetta da demonomania e pazzia malinconica prodotte dalle delusioni amorose.
Il 13 di aprile su insistente richiesta dei familiari, il Vescovo Gentile, visita la Teresa, che da più giorni non proferisce parola. Ecco come racconta la scena l’avvocato Conelli: ’’Al comparire di S. Eccellenza il Vescovo, e senza più, alle prime sue parole, speravasi da tutti che la Teresa prenderebbe a parlare. Ma quale sorpresa…Tre volte la domandò per nome, più volte l’interrogò; e neppure una sillaba di risposta. Il Vescovo era già entrato ed uscito tre volte da quella camera, e la figlia si teneva assolutamente muta, sebbene impallidisse a morte alla di lui presenza, e si scuotesse con spaventevoli e subitanei moti fino a cadere boccone dalla parte opposta del letto sempre che le avvicinava sacri oggetti, o la benediva…’’.
Dopo la visita del Vescovo, la Strigini riprende a parlare, ma non solo, riprendono le solite scene. La sera del 5 maggio, Teresa si chiude in camera, e là dentro combina un baccano infernale spaventando non poco gli abitanti di Briga che ne ravvisano nuovamente la presenza demoniaca. Viene ritrovata dopo qualche ora legata al letto con un groviglio di corde, e coperta da una imposta di rovere.
Ma l’impresa più ardua e allo stesso tempo più pericolosa, avvenne l’11 maggio del 1849. Alle otto del mattino la Teresa sale dal piano terra della sua casa, al piano superiore, e qui sparisce. Le sorelle ritrovano solamente gli zoccoli sul pianerottolo. Ecco cosa ci racconta in proposito l’avvocato Conelli: ‘’In pochi minuti il popolo è a quella volta, e l’Amministrazione Comunale, assicuratasi della mancanza di Teresa, pensa a come accertare il pubblico di sua scomparizione…Stanziato perciò all’ingresso ed all’ingiro della casa Strigini, buona mano di milizia nazionale, si ricorre al Vescovo di presente a Gozzano, e si richiede in pari tempo il giudice di quel mandamento acciò si rechi sul luogo, ed accerti, con atto solenne, l’assenza della Teresa. Quel giudice che nulla credeva delle vociferate sparizioni, non si fece ripetere l’invito, e fu tosto in Briga, dove, oltre alla casa Strigini, perlustrò coll’occhio, e con l’esattezza di chi non crede alla fattagli relazione, e si tiene anzi sicuro di poterla smentire, anche l’attiguo fabbricato del Conte Agazzini’’. Ma la Teresa nonostante le ricerche non si trova se non che sul far della sera:’’ udivansi pure in alto lamenti, grida, e voci diverse, come di gente che passeggia sopra le nubi…’’. Insomma la Strigini si trova sopra al tetto di una casa vicino alla sua, legata ad un comignolo, e da lì grida come una ossessa. Il popolo è molto spaventato, crede che tutto questo sia opera del diavolo; a questo si aggiunga che  proprio a quell’ora un tremendo temporale si abbatte su Briga. Ma alla fine alcuni uomini coraggiosi, procurata una scala, salgono sul tetto e ne fanno scendere la Teresa.
Dopo queste scene, per ordine del prefetto e con la condiscendenza della famiglia, su probabile suggerimento della curia vescovile, la Teresa viene ricoverata allo Stabilimento delle Figlie Esposte di Novara. Il giorno 26 maggio la Strigini viene prelevata dalla sua casa di Briga dai Carabinieri. Ecco la scena nelle parole dell’avvocato Conelli: ’’Stabilito il giorno 26 maggio, per la deportazione della Teresa, quattro Reali Carabinieri, due in uniforme, e due vestiti alla borghese, non valsero a farla salire in carrozza. Furono veduti due di essi, che toltala a stento dal focolare, la portavano come sulle loro braccia verso la strada…indi vacillare, fare ogni sforzo per tenersi in piedi, e piegare finalmente sotto quel piccolo corpo, che deposto, più non poterono sollevare da terra’’. Ma a questo punto interviene il Penitenziere Don Conelli che ‘’voltosi alla figlia, disse: Rhedam conscende (monta sul legno), e quella senz’altro, prontamente obbedì’’.
Con la deportazione della Teresa si conclude il racconto, da molti definito ‘’un falso’, dell’avvocato Conelli, ma non si conclude ancora la nostra storia.
Allo Stabilimento delle Figlie Esposte di Novara la Teresa si calma ben presto e confessa di aver inventato il diavolo su suggerimento del pittore Imperiali, preoccupandosi evidentemente di salvare da ogni accusa Don Conelli. Il 18 luglio il pubblico ministero Prelli ordina un supplemento di indagine inviando il giudice istruttore Bellotti presso lo Stabilimento al fine di raccogliere importanti prove. Ricevuti gli atti il 31 agosto 1849, il p.m. Prelli attende quasi otto mesi prima di consegnare le sue conclusioni al tribunale. Finalmente il 24 aprile del 1850, la Camera di Consiglio del Tribunale di Novara dichiara di non doversi procedere contro Teresina, don Conelli e il pittore Imperiali. Dunque tutti assolti !
Il nostro racconto è giunto così  all’epilogo: la storia di Teresa Strigini, di Don Conelli e del diavolo chiamato Gioberti è però rimasta per lungo tempo nell’immaginario popolare dei brighesi. Quello che realmente successe a noi non è dato di sapere (anche se forse lo possiamo immaginare), rimane però un dato fondamentale: il territorio di Briga da sempre è stato luogo di misteri, credenze e quanto altro la fervida fantasia popolare ha saputo creare.

Bibliografia:
‘’Teresa Strigini, la famosa indemoniata di Briga Novarese’’, Tipografia di Quintino Quadri-Sala Milano 1877, avvocato Felice Conelli, edizione fuori commercio

‘’Amori e Diavoli, mistero a Briga’’, Francesco Allegra

‘’Storia Antica di Briga’’, Francesco Allegra

‘’Briga attraverso i tempi, volume I’’, volume edito dal Comune di Briga, 1996

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