Articolo tratto da “Itinerari 1 – dal Borgomanerese al Cusio” di M.Borzini, A.Salvini, F.Valeggia

Setificio Charollais all'inizio del 1900

Setificio Charollais all'inizio del 1900

Borgomanero, verso la metà del 1800, vantava già un’economia artigiana e pre-industriale diffusa. Si parla soprattutto di piccole manifatture tessili, ma nel 1845 si contavano ben sette filande di bozzoli e quattro filatoi di seta. La seta era prodotta da bachi allevati in zona. La prima torcitura di seta a motore idraulico fu la ditta Imperatori di Verbania, chiamata dai borgomaneresi “fabbrichin” e impiantata nell’ultimo ventennio del XIX secolo. L’orario di lavoro andava dalle 6 del mattino alle 9 di sera e nel 1887 vi lavoravano 4 uomini, 57 donne, 29 fanciulle tra i 12 e i 14 anni e 8 sotto i 12 anni.Altre 76 donne erano impiegate nei reparti dell’incannatoio e dello stracannatoio. Nel 1890 cominciò una recessione che portò attraverso numerose vicende al declino della fabbrica  e dopo un incendio al passaggio dei nuovi proprietari, Stichel e Wollert-Strazza. Intorno al 1920 l’impianto industriale venne chiuso definitivamente.
In concomitanza al declino del “fabrichin” veniva aperta lungo Corso Sempione una filiale della manifattura francese “Generale Soie” di Lione. La ditta, chiamata “Charollais, E. Pirjants, J. De Micheaux e C. Setificio”, fu battezzata dai borgomaneresi “Fabbricòn” oppure “Charollais” o “scirulè” dal nome del suo vicepresidente.
La fabbrica, inaugurata nel 1907 dal re Vittorio Emanuele III, fu ampliata nel 1914 incrementando progressivamente la produzione e ricoprì un ruolo fondamentale nella economia borgomanerese arrivando a dare lavoro fino ad 800 persone.
Altrettanto importante, ma con scarse notizie al riguardo, era la diffusione di concerie per la lavorazione delle pelli. Già nel 1633 un atto consolare testimonia la decisione di spostare queste attività al di fuori del borgo, a causa dei miasmi e per salvaguardare la salute dei cittadini. In questo documento si fa riferimento alla confettorie di Francesco Ruga e di Michele Tinivella.
Nel 1812 si attestava l’esistenza di una conceria che lavorava 400 pelli di manzo e di vitello all’anno; si trattava probabilmente dell’attività della famiglia Ruga, che nel 1856 passo alla famiglia Gatti.
Verso la fine del 1800, l’ultima conceria attiva, è quella di Silvestro Sacchi, dove erano presenti 19 vasche di concia.

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