1826: quando furono abbattute le porte Borgomaneresi della Riviera d’Orta e di Novara, fra aspre polemiche e aulica retorica.

a cura di Alberto Temporelli – Articolo tratto da “il Voltone” anno 2007 – num 1

1901-Corso-Cavour

Borgomanero 1901 - Corso Cavour

Fra il 1825 e il 1828 a Borgomanero fu deciso l’abbattimento delle quattro porte che la mettevano in contatto la città con il territorio circostante. Le porte erano inserite in una cinta muraria risalente al Medioevo [1] e che fino al XVII secolo aveva svolto funzioni di difesa. In una relazione datata 1714, quando il borgo venne ceduto in feudo a Sigismondo e Gabriele d’Este, Girolamo Erba che ebbe l’incarico di inventariare i beni e i diritti feudali del Borgo, in una lettera definì Borgomanero “luogo cinto di muraglie con sua fossa intorno.” [2]

Le quattro porte erano collocate ai quattro punti cardinali: la porta orientata a nord che conduceva a Gozzano e alla Rivera di Orta si chiamava “Porta della Riviera” o “di Sopra”; la porta “di Novara” o “di Sotto” conduceva verso il capoluogo e metteva in comunicazione Borgomanero con il territorio più a meridione; la porta denominata “Prestino” o “di Maggiora” o “di Valsesia” era ubicata ad ovest; infine la porta che conduceva verso est, cioè verso la Lombardia, era chiamata “porta di Arona” o “porta Bagnoma”.

Alcuni documenti conservati nell’Archivio di Stato di Torino [3] ci permettono di conoscere  aspetti poco conosciuti della polemica e delle aspre critiche che vennero mosse all’ Amministrazione comunale di quei tempi guidata dal sindaco Tornielli, per aver deciso l’abbattimento di due delle più importanti porte alle quali i Borgomaneresi erano legati da sentimenti di affetto, di venerazione religiosa, di orgoglio cittadino: la Porta della Riviera e la Porta di Novara. La prima venne abbattuta il 18 aprile 1826, la seconda nell’agosto di quello stesso anno.

Il primo documento è datato 23 aprile 1826, quindi venne scritto pochi giorni dopo l’avvenuta demolizione della Porta della Riviera, e venne indirizzato nientemeno che al Signor Ministro Primo Segretario di Stato per gli Affari Interni di Torino capitale del ducato di Savoia, a cui apparteneva in quegli anni il nostro Borgo. La lettera fu firmata da persone che rappresentavano alcuni consortili del Borgo e soprattutto si riscontra nell’elenco la presenza di diversi esponenti del clero. Le firme seguono questo ordine: Attilio Vertemati, canonico Luigi Brancetti, cav. Giovanni Solari, Giovachino Conti, can. Giuseppe Tinivella, Gaetano Bonola, can. Luigi Ramellini, can. Vittore Rosignoli, can. Pietro Molli, sac. Pietro Fornari, Pagani Giuseppe, can. Giuseppe Cavigiola, Saverio Ramellini, Saverio Duelli,  sac. Luigi Rossignoli.

Con studiata retorica l’estensore, o gli estensori, dell’epistola annunciano che l’abbattimento della Porta della Riviera provocò lo sdegno, ed il lamento unanime del Popolo per diverse ragioni. Innanzitutto la Porta della Riviera si ergeva in una delle principali contrade del Borgo e fu demolita senza una necessità, né reale, né apparente, dacché la sua ampiezza permetteva qualunque passaggio, e copriva il difetto della strada provinciale esterna, che in direzione trasversale, e tortuosa, guida al Ponte sull’Agogna per progredire al Lago d’Orta.

Secondo il “partito” avverso all’abbattimento della Porta, non era valido l’argomento che sosteneva la necessità di abbatterla per allargare la via al fine di permettere un più agevole scorrimento di carri, persone e merci, anzi, secondo loro la Porta nascondeva le brutture di una strada tortuosa che conduceva verso l’Agogna, quindi svolgeva un’importante funzione estetica.

In secondo luogo la Porta della Riviera aveva da secoli svolto una funzione di “salute pubblica” in quanto impediva l’urto violento dei venti (provenienti da settentrione) che (invece) oggigiorno liberi corrono per la contrada, che pel lunghissimo maestoso rettilineo tutta ne soffre l’impetuosità a danno evvidente della salute pubblica.

In terzo luogo quel mostruoso progetto, come venne definita la demolizione della porta, colpì i sentimenti di almeno una parte dei cittadini borgomaneresi per l’affezione manifestata ad un monumento storico ricco di ricordi e portatori di alti significati religiosi.

Segue la descrizione della Porta della Riviera che doveva essere certamente un significativo monumento storico, tassello importante della cultura di Borgomanero: La fronte esterna di questa Porta presentava lo stemma dell’Augusta Regnante dinastia (lo stemma dei Savoia che aveva sostituito gli stemmi precedenti di Spagna e d’Este come ci ricorda il Molli) [4] e segnava quanta da più remoti tempi fosse la fedele sudditanza di questo Popolo; ai due opposti lati lo stemma comunale indicava allo straniero l’insignità del Borgo; una nicchia nel centro bene addattata era il Deposito delle Croci benedette, che con religioso rito sono annualmente collocate a diffesa dell’abbitato. La fronte interna offriva la grandiosa dipintura di tre sante Immagini, che la religiosa, e sempre edificante pietà degli Avi nostri aveva fatto eseguire a proprie spese, cioè la Gran Madre del Salvatore Adòlorata nel centro, ed ai lati San Gaudenzio Patrono della Diocesi, e San Giulio della Riviera.

La Porta della Riviera, dunque, non soltanto fungeva da opera muraria in difesa del Borgo, ma era un elemento essenziale della vita religiosa del Borgo in quanto, per devozione, da secoli il popolo di Borgomanero si recava in processione, e con spontanea illuminazione , cioè portando ceri e candele, verso la porta della Riviera per venerare le immagini sacre ivi dipinte. La caduta della Porta suscitò certamente nell’animo della gente grande desolazione, anzi, continua la lettera, lasciò  la popolazione nello sdegno, e nel dolore. L’estensore della lettera aggiunge che

si viddero delle pie donne versare lagrime di duolo, ed accorrere afflitto il popolo a raccogliere frammenti di quelle Immagini, offrendo una scena commoventissima… [5]

La seconda Porta, posta a meridione, cioè quella detta di Novara, venne distrutta qualche mese dopo, nell’agosto 1826, ma probabilmente già se ne parlava nell’aprile perché, secondo gli estensori della lettera in questione, chi voleva ardentemente l’abbattimento di questa porta era l’oste e tintore che abitava nei pressi, per poter ingrandirsi d’abbitazione con dividerne gli esercizii in apposito nuovo fabbricato; (infatti) il lato a levante della Porta le toglie la possibilità di ultimare la di lui fabbrica con una fronte verso il corso principale.

In definitiva sembra dunque che fossero gli  interessi privati di qualche cittadino a spingere gli amministratori di Borgomanero ad atterrare anche la seconda Porta ubicata a meridione. La prova di quanto veniva sostenuto stava nel fatto che poiché il Comune non possedeva i fondi, che ammontavano a circa lire 500, per procedere nei lavori di abbattimento, l’oste suddetto si era offerto ad anticipare la cifra facendo un prestito rimborsabile al venturo anno. Concludono gli estensori: quest’offerta umiliante nell’accettazione dal lato del Consiglio si è una prova ben luminosa che tutto s’aggira per favorire costui ad onta del danno, e del riclamo universale.

Anche la Porta di Novara, che verrà in seguito ridotta in polvere, conteneva una nicchia con la croce benedetta, su di essa vi erano inoltre affrescate le immagini della Beata Vergine Immacolata e dei Santi patroni Bartolomeo e Fortunato, protettori di Borgomanero.

In seguito alla lettera di reclamo inviata da alcuni cittadini borgomaneresi, il Ministro volle conoscere le ragioni di queste doleances e soprattutto volle sapere se le ragioni addotte in quel ricorso fossero suffragate da fatti reali. Quindi inviò una missiva all’Intendente Generale di Novara per conoscere i motivi di queste lamentele e, in risposta, l’Intendente Generale di Novara inviò al Ministro per gli Affari Interni di Torino una lettera datata 27 aprile 1826 [6] in cui annotava che aveva ricevuto pochi giorni prima un foglio del sig. Avv. Monti di Borgomanero, uomo conosciuto a codesta Regia Segreteria pel suo spirito irrequieto, e sempre inclinato a perturbare l’Amministrazione Comunale, quando questa non è composta di soggetti a lui ligji, e non può farne parte, il quale risultava essere l’autore dei reclami espressi contro l’operato del Comune di Borgomanero. Questo foglio venne allegato alla lettera e fatto recapitare al Ministro degli Affari Interni di Torino.

L’Intendente Generale di Novara scagionò il cav. Tornielli, sindaco di Borgomanero, dall’accusa di essere stato parziale e di avere favorito un suo concittadino ordinando di abbattere la porta di Novara, fece inoltre ricadere la responsabilità sul cav. Trona, Sotto Ispettore del Genio Civile, il quale era stato l’autore del progetto firmato il 10 marzo di quell’anno, con l’unico obbiettivo di rendere  più regolare, e più comodo il già troppo angusto passaggio di detta porta. Nella lettera si dice anche che la demolizione della Porta di Novara viene deliberata dalla stessa Comunità con suo Convocato del 9 febbraio ultimo come necessaria per ovviare ai tanti disgraziati accidenti occorsi per passato a cagione della sua ristrettezza, essendo la medesima (via) delle più frequentate pel suo accesso alla strada Provinciale, ed a molti Comuni.

Il progetto era stato comunicato al Sindaco il 15 marzo affinchè fosse sottoposto all’esame del Consiglio comunale e quest’ultimo, nella seduta del 29 marzo, all’unanimità di voti, non solo ne riconobbe l’utilità, e deliberò per l’esecuzione, ma si soggiunse anzi da alcuni Consiglieri essere conveniente l’atterrare la Casa contigua alla Porta medesima, non che la Porta di Arona, oggetti, questi, su cui l’Ufficio si è riservato di provvedere, quando la Comunità avrebbe i mezzi per sostenere la spesa della demolizione di detta Casa.

L’Intendente Generale proseguì dicendo che fino al 10 aprile non s’era fatta nessuna opposizione, per cui il 12 aprile autorizzò l’esecuzione dei lavori di demolizione della Porta della Riviera, poiché tale opera era stata giudicata talmente necessaria dal Sotto Ispettore del Genio della Provincia cav. Trona persona integerrima di non ordinaria abilità.

Pertanto L’Intendente Generale di Novara si augurò che il Ministro per gli Affari Interni di Torino, esaminati tutti i documenti allegati alla sua missiva, riconoscesse l’insussistenza delle accuse mosse e giunte fino alle Autorità preposte, e riconoscesse la correttezza e l’onestà del suo operato e di quello dell’Amministrazione di Borgomanero.

Per quanto riguarda il destino delle altre due Porte, quella orientata ad ovest verso la Valsesia venne abbattuta nel 1825, mentre la porta di Arona, rivolta ad est, fu distrutta il 18 agosto 1828, poco prima del passaggio di re Carlo Felice. [7]

Rimane il fatto storico della distruzione di due monumenti che oggi sarebbero particolarmente significativi come testimonianza del Borgo medievale di cui ci rimangono poche vestigia. Auguriamoci che quanto è giunto fino a noi attraverso i secoli venga salvaguardato, protetto e conservato, per lasciare alle generazioni future un segno della grandezza dei propri avi.

[1]P. AZARIO, Liber gestorum in Lombardia, 1364, (a cura di F.Cognasso), Bologna, 1966, pp.166-167;  CARL’ANTONIO MOLLI, Memorie e notizie attinenti a Borgomanero, manoscritto; E. -M.F. LOMAGLIO, Borgomanero nell’Ottocento e nel primo Novecento, Torino 1977, pp.14-16.

[2]Archivio Storico di Milano, Feudi Camerali, P.A., 105, Borgomanero, 1447-1714, lettera 29-12-1714 in fasc. X. Riportato in E. – M.F. LOMAGLIO, op. cit., p. 16.

[3]Archivio di Stato di Torino, Paesi, mazzo 39, doc. n°9, Demolizione della porta detta della Riviera a Borgomanero.

[4]Archivio Molli di Borgomanero, CARL’ANTONIO MOLLI, Memorie e notizie attinenti a Borgomanero, manoscritto.

[5]Archivio di Stato di Torino, Paesi, mazzo 39, doc. n°9, Demolizione della porta detta della Riviera a Borgomanero.

[6]Archivio di Stato di Torino, Paesi, mazzo 39, doc. n°9, Demolizione della porta detta della Riviera a Borgomanero.

[7]E. – M.F. LOMAGLIO, op. cit., p. 15.

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