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Scheda a cura di A.Vecchi, G.Ingaramo L.Apollonio, tratta dalla Mostra Convegno Architetture da Salvare – 22 novembre 2003 Borgomanero Salone SOMS

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La sede e il teatro della Società degli Operaj di Borgomanero

Le prime sedi della SOMS furono il Palazzo Santo Spirito, il cui uso fu concesso gratuitamente, quindi alcuni locali di Casa Valli e, fino al 1898, il Teatro Monti. Scartata nel 1894 l’ipotesi di acquistare la casa della vedova Maioni sita nella piazzetta dell’Ospedalino di via Brunelli Maioni, i soci maturarono il proposito di costruire una sede nuova e nel 1900 nominarono un’apposita commissione di studio.

La raccolta dei fondi necessari iniziò  col ricavato di una festa organizzata insieme alla Società dei Reduci nel 1902. Intanto, soci e amministratori discutevano animatamente su diversi progetti e il consiglio comunale respingeva la richiesta della società di acquisire un’area pubblica presso piazza XXV Aprile. Finalmente nel 1908, fu acquistato del terreno di corso Roma di proprietà dell’avv. Carlo Cesare Pagani e si affidò la progettazione della sede e del teatro al geometra Corradino Caligaris. Superati ulteriori contrasti che avevano provocato la decadenza di due nuove commissioni, nel 1911 con l’insediamento di una quarta commissione, potè iniziare l’emissione delle obbligazioni rimborsabili per la costruzione dell’edificio per un importo complessivo di 21.000 lire da aggiungere ad altri fondi già in destinati allo scopo dalla società.

Il progetto definitivo fu elaborato  dall’ingegner Marcello Zorzoli di Novara mentre i lavori furono diretti dall’ingegner Carlo Tinivella. L’appalto di costruzione fu assegnato alla ditta Scolari e Sartorio di Cavallirio che posò la prima pietra il 24 aprile 1911. La caratteristica facciata, esempio del gusto eclettico ma pulito di primo Novecento, fu aggraziata con l’apposizione di cementi decorativi commissionati alla ditta C. Conconi e figli di Novara. Con l’impiego di questi nuovi materiali si giungeva così a un dignitoso compromesso fra modernità e tradizione.

La sede SOMS poco dopo la sua costruzione

La sede SOMS poco dopo la sua costruzione

I lavori furono completati, almeno nelle parti strutturali, già alla fine del 1911 sotto la presidenza dell’avvocato Carlo Monti (1875-1969); pertanto, si poté procedere all’inaugurazione ufficiale il giorno di ferragosto dell’anno successivo nel quadro dell’esteso programma di festeggiamenti messo a punto per celebrare la contemporanea apertura della nuova sede dell’ospedale e di  altre opere pubbliche cittadine. L’orazione inaugurale fu tenuta dal marchese Leonardi.

Nel corso della prima guerra  mondiale, i locali furono requisiti dall’autorità militare e nel 1918 servirono come aule per le scuole elementari. Terminato il conflitto, furono finalmente restituiti ai soci e furono sottoposti a lavori di ristrutturazione. Su progetto del geometra Vittorio Cozzi del 1922 e da parte dell’impresa di Matteo Zapelloni, fu realizzato l’ampliamento del teatro. Nel 1929, la ditta Mauri, sempre su disegni di Cozzi, aumentò la volumetria dello stabile con la costruzione del salone laterale. I lavori furono eseguiti dall’impresa di Giuseppe Vecchi e da Peverelli per quanto riguarda il cemento armato. Lo stesso Mauri ottenne come contropartita la gestione decennale a titolo gratuito dei nuovi spazi.

Da allora, lo stabile non ha subito interventi di rilievo e, sopravvivendo avventurosamente alle intenzione di chi ne avrebbe voluto la demolizione per far posto a un “moderno” edificio, ha potuto addirittura mantenere la sua fisionomia iniziale. Le recenti opere di ristrutturazione e conservazione, ancora non concluse, sono state effettuate col contributo determinante della Regione Piemonte e del Comune di Borgomanero. Il 15 dicembre 2001, sono stati inaugurati il salone polivalente intitolato a Carlo Giustina e i nuovi uffici del Centro studi che si aggiungono alla foresteria e agli spazi espositivi già in precedenza riadattati.

La previdenza dei soci e degli amministratori ha consentito di conservare anche buona parte dell’arredamento d’interni dell’edificio, caso rarissimo se non unico nel panorama dell’associazionismo borgomanerese.

(Angelo Vecchi)

Il “Teatro Sociale”

Vi furono vari progetti per il Teatro della Società degli Operai di Mutuo Soccorso di Borgomanero, proposti da altrettanti professionisti; in tutti i progetti si prevedevano, oltre ai locali per gli spettacoli, gli spazi da destinare alla nuova sede del sodalizio.

Il progetto con le maggiori ambizioni fu senz’altro quello redatto dall’ing. Umberto Frisa, che prevedeva una platea con pianta ovoidale che si ricollegava alle classiche sale teatrali come ad esempio il Teatro Coccia di Novara (1886), ma senza palchi e con un solo ordine di gallerie.

Per raggiungere la platea si attraversava un avancorpo che conteneva al piano terreno un porticato d’ingresso, l’atrio, il guardaroba ed il “caffè”; al primo piano vi era la direzione, la segreteria e la sala per le riunioni della Società.

l’Ing, Frisa fece due proposte per l’avancorpo, con relative varianti per la facciata: una prima prevedeva un fabbricato a due piani, l’altra con un piano in più: evidentemente si era riscontrata l’esigenza per la Società di disporre di un maggiore spazio per la sede; entrambe le proposte erano contraddistinte dal portico d’ingresso centrale e dal terrazzo al primo piano.

Un secondo progetto fu proposto dal Geom. Corradino Caligaris, che prendendo spunto dal progetto Frisa per quanto concerneva la conformazione del teatro, prevedeva un avancorpo di maggiore profondità, con al primo piano oltre alla sala riunioni e l’ufficio amministrativo per la SOMS, un locale per la scuola di musica ed una sede per un’altra società (probabilmente la Società Veterani e Reduci).

La facciata del progetto Caligaris si distingueva in particolare per la linea del tetto, in stile “tirolese” assai spiovente e con strutture in legno a mensola.

Ultimo progetto fu quello dell’Ing. Marcello Zorzoli. Questo, assai più semplice, è quello che venne infine presentato ed autorizzato dalla Prefettura di Novara in data 21 ottobre 1910. 

Il salone previsto dall’Ing. Zorzoli prevedeva una platea a pianta rettangolare ed una galleria a gradoni, ingentilita da due ali laterali allungate verso il boccascena.

Più tardi, il geom. Vittorio Cozzi redasse un progetto di ampliamento del teatro, al fine di aumentarne la capienza ed ingrandire il palcoscenico; questo progetto rese la sala così come appare oggi: vennero allungate sia la platea che la galleria, venne spostato più ad ovest il palcoscenico e si crearono i camerini nel sottopalco; si prevedeva inoltre una cabina di proiezione.

La struttura della galleria è realizzata in calcestruzzo armato: è probabilmente da considerarsi una delle prime strutture di questo genere che sia stata realizzata a Borgomanero.

Le decorazioni dei capitelli, lesene, mensole, ecc. sono in cemento decorativo: notevole le  ringhiere in ferro battuto della galleria e delle scale dell’atrio, di gusto tipicamente liberty.

(G.Ingaramo, L.Apollonio)

Il “Salone delle Feste”

Il progetto per il “Salone delle Feste” venne redatto dall’Ing. Umbro Frisa, dall’Ing. Agostino Carena e del Prof. Luigi Cozzi, insegnante della scuola di disegno della Società.

Fu presentato a nome della Società che aveva a carico la gestione del Teatro, l’Impresa Mauri, allo scopo di realizzare una sala di spettacoli, ballo e sketting: il salone, ora divenuto “sala Carlo Giustina” rispecchia sostanzialmente nella sua conformazione il progetto originario.

Si prevedeva un grande salone posto a fianco di quello del Teatro, e con questo comunicante tramite quattro ampi passaggi in modo da costituire un unico ambiente quando si organizzavano le frequentatissime feste da ballo.

Vi era anche una cabina per la macchina da proiezione ed una galleria collegata al piano terreno con una scala.

Il soffitto del salone previsto dal progetto, ancora oggi esistente, è costituito da tre specchiature a volta realizzate con strutture leggere.

Le pareti erano decorate con lesene e cornici.

Non venne invece eseguita la bella facciata in progetto, in uno squisito stile liberty, con tanto di insegna “cinematografo”, perché venne invece realizzato un nuovo locale d’ingresso che si affacciava direttamente sul Corso.

La struttura portante è costituita da un’intelaiatura in calcestruzzo armato che corrisponde alle lesene ed alle travi che si osservano ancora oggi, con tamponamenti in tavolato di mattone pieno. I soffitti sono in stucco armato.

(G.Ingaramo, L.Apollonio)

Le architetture delle associazioni popolari

Durante l’Ottocento, il Palazzo Santo Spirito di via Brunelli Maioni, già dimora dell’omonima confraria, ospitò feste civili e benefiche, riunioni e vari sodalizi come la Società degli operai e il Circolo borgomanerese. La sua funzione di raccordo della vita sociale del Borgo si esaurì agli inizi del Novecento con la vendita dell’edificio da parte dell’amministrazione comunale. Scomparve così l’ultima traccia di un’antica dimensione comunitaria della socialità e iniziò per le associazioni popolari l’epoca delle sedi individualizzate.

La sede era indispensabile per l’incontro degli iscritti e per il normale svolgimento della vita sociale. Il suo aspetto era altresì segno del prestigio, della serietà e dell’onore dell’associazione stessa.Tuttavia, solo le organizzazioni maggiori potevano disporre di uno stabile di proprietà, che rappresentava anche un’ottima forma d’investimento e d’immobilizzazione del capitale sociale. I piccoli gruppi dovevano accontentarsi di locali in affitto, in genere, di modesta e comune fattura architettonica.

Di questo patrimonio storico non è rimasto molto.

In corso Roma, sorge la casa e il teatro sociale della Società degli Operaj (vedi schede 2 e 3).

Per quanto riguarda le iniziative legate al laicato cattolico, l’emergenza architettonica più rilevante è rappresentata dall’Oratorio maschile di via Dante, realizzato nel 1909 su progetto dell’arch. Stefano Molli (1858-1916).

Per quanto riguarda il movimento operaio, del Circolo “Carlo Marx”, nato da un precedente sodalizio intitolato a Vincenzo Tornielli, attivo tra il 1905 e la prima guerra mondiale, rimane solo una scritta murale in via Rosmini, mentre la Casa del Popolo di via Novara, incendiata dai fascisti nel 1922, non è più stata ricostruita. Il Circolo “Monzani” di vicolo Agogna ha lasciato il posto a un locale pubblico. Le cooperative “La Borgomanerese” (con vari spacci, il principale in  Palazzo Tornielli) e “Aurora” di via Cornice non sono più attive.

Per quanto riguarda le associazioni marziali, il Tiro a segno dipartimentale, realizzato e inaugurato nel 1909 dopo un tormentato iter burocratico durato quasi trent’anni, fu demolito per far spazio al nuovo stadio comunale.

In viale don Minzoni, gode invece di ottima salute l’impianto dell’ormai centenaria Società bocciofila, che conserva alcuni tratti dello chalet, tipologia molto usata alle origini di questi sodalizi.

Fino ad alcuni anni fa, era ancora visibile l’ingresso dell’ufficio della Società Umanitaria in via Brunelli Maioni, nei cui locali si acquartierò negli anni Cinquanta la prima Società Sportiva Pesistica borgomanerese.

Di numerose altre associazioni mutualiste, sindacali, politiche, reducistiche e sportive è solo possibile localizzare le sedi attraverso le cronache e i documenti.

Nei dintorni di Borgomanero, va segnalato almeno il complesso formato dalla Casa sociale, inaugurata nel 1908, e dalla Scuola di disegno della Società operaia di Maggiora, a cui contribuì la famiglia Antonelli e, in primo luogo, Costanzo Antonelli, figlio del celebre architetto.

(Angelo Vecchi)

La Società degli Operaj di Borgomanero

La Società degli Operaj di Mutuo Soccorso (SOMS) di Borgomanero entrò nella pienezza dei suoi poteri il 1 giugno 1861 sotto la presidenza dell’avvocato Carlo Tornielli (1811-1898).

Mancando allora un sistema pubblico di previdenza e assistenza, i lavoratori unirono le loro forze per far fronte a malattie, infortuni, invalidità e, in generale, per migliorare e rendere più sicure le loro condizioni di vita. Gli iscritti alla società (che furono oltre duemila nell’arco della sua esistenza) versavano in una cassa comune delle piccole quote e la società interveniva in loro aiuto al momento del bisogno con sussidi di malattia, assistenza medica e farmaceutica, ma anche corsi professionali, iniziative istruttive e di educazione morale.

Vanno ricordate in proposito numerose attività: le scuole di musica (1899-1907), di disegno (1901-1940), dove insegnò il pittore Andrea Zappelloni (1877-1961) e serale (1914-1915); una piccola biblioteca; la cooperativa di consumo (avviata senza successo nel 1866); il concorso nella costruzione del Ricovero di Mendicità, inaugurato nel 1899; la partecipazione oppure l’organizzazione di numerose mostre, fiere ed esposizioni di interesse economico (ad esempio nel 1870, 1882, 1884, 1890, 1902, 1906 e 1923).

Seguendo la tradizione piemontese, la SOMS ebbe carattere moderato e costituzionale. Intrattenne rapporti cordiali con la chiesa locale, ottenne nel 1891 il riconoscimento giuridico sulla base della legge del 15 aprile 1886, che le consentiva di possedere beni immobili, e si distinse per la solidità del suo assetto finanziario, grazie al quale potè procedere alla costruzione della sede e del teatro sociale (vedi scheda 3).

La perdita di valore della moneta e la crisi economica seguite alla guerra del 1915-18, segnarono un momento di grandi difficoltà per tutte le SOMS. D’altra parte, l’istituzione della Cassa nazionale di previdenza, avvenuta nel 1898, per la quale il sodalizio di Borgomanero aveva svolto un’attiva propaganda, ridimensionava il ruolo della mutualismo privato. Infine, il regime fascista insidiava l’autonomia e i patrimoni delle società, molte delle quali furono costrette a chiudere.

La nostra SOMS reagì alle difficoltà valorizzando le proprie risorse nel campo della gestione del tempo libero. Il teatro e il salone da ballo divennero così punto di riferimento della vita sociale  di Borgomanero con rappresentazioni teatrali, leggendari spettacoli, memorabili feste,  veglioni e regolari proiezioni cinematografiche. Questa attività proseguì fino al 1976 quando i requisiti previsti dalle nuove disposizioni di legge privarono la società del cinematografo e della sua principale fonte di entrata.

Sul finire degli anni Ottanta, si aprì una nuova fase nella quale l’antica società decise di trasformarsi in un moderno centro culturale. In collaborazione con la Regione Piemonte (come prevede la legge n. 24 del 1990), col Comune di Borgomanero e altri enti sorse il Centro per lo studio e la documentazione della SOMS, furono allestiti convegni, conferenze e mostre d’arte, furono curate pubblicazioni e furono avviate varie attività educative, di studio e ricerca, di socializzazione.

(Angelo Vecchi)

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