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a cura di Alberto Temporelli – Articolo tratto da “il Voltone” anno 2009 – num 2

La fiera di Borgomanero ha origini molto antiche. Tale evento che in passato si teneva nei giorni di giovedì e venerdì più vicini alla festa del santo patrono Bartolomeo (24 agosto) risale al XV secolo. Inizialmente la fiera di Borgomanero nacque come succursale di quella di Arona, infatti essendo scoppiata una epidemia pestilenziale il duca di Milano pensò che “la fiera solita a tenersi in Arona alle Calende di Giugno venisse fatta a Borgomanero, borgo del distretto di Novara, con le solite condizioni e immunità e col consueto nome di fiera di Arona” [1]. Successivamente divenne autonoma e rimase un punto di riferimento commerciale per tutto il territorio del medio Novarese, rientrando in quel ciclo di fiere lombarde (Como, Bellinzona, Arona, Macugnaga) incentrate soprattutto sulla vendita del bestiame.

Il Mira ci dice che la fiera di Borgomanero, di cui si possiede documentazione certa fra il 1579 e il 1584, agli inizi del XVIII secolo fu esentata da ogni dazio d’entrata e di uscita [2]. La sua importanza crebbe nel tempo tanto da diventare una delle più importanti del Novarese grazie soprattutto alla centralità geografica del Borgo, nodo viario che collegava da nord a sud il Vergante, il Cusio e la Bassa Novarese, e da ovest ad est la Valsesia, il Vercellese con la regione lombarda. Poiché l’economia di un tempo s’incentrava sull’attività agricola era fondamentale l’uso degli animali da traino, cavalli, mucche, asini, buoi, dunque il commercio di capi di bestiame era uno dei capisaldi dell’attività di scambio che si svolgeva nel Borgo. Gli agricoltori dei paesi circonvicini venivano a Borgomanero per acquistare animali da stalla utili per i lavori in campagna e soprattutto per fornire alla famiglia il latte, il burro, la carne, fonti essenziali dell’alimentazione. La compravendita dei capi di bestiame avveniva soprattutto nelle occasioni speciali quali le fiere annuali come quella di S.Bartolomeo dove si esponeva ogni tipo di prodotto, ma in particolare panni di lana e stoffe, cuoio, sapone, chincaglierie e calzature [3].

Durante l’epoca napoleonica (1801-1814) fu introdotta a Borgomanero una seconda fiera annuale che cadeva in primavera, precisamente nel mese di maggio, intitolata a S. Fortunato compatrono del Borgo. Un fascicolo della Regia Segreteria di Stato per gli Affari dell’Interno depositato oggi nell’Archivio di Stato di Torino [4], ci informa di una richiesta fatta dalla Comunità di Borgomanero nel 1836 per spostare la fiera che si svolgeva nel mese di maggio al mese di dicembre in concomitanza con la festa di S. Fortunato. I rappresentanti della Comunità esposero alle autorità competenti del Regio Ministero degli Affari Interni il loro rincrescimento che la fiera annuale cadesse ancora nella seconda settimana del mese di maggio, perché ormai andava “sempre più decrescendo di concorso al punto di essersi da alcuni anni sospesa da se stessa e ciò perché nel detto mese di Maggio grandi sono le occupazioni attorno alla campagna”. Proprio perché i lavori dei campi riprendevano con grande lena in  primavera occupando una gran numero di contadini di ambo i sessi che non avevano più il tempo di recarsi a Borgomanero alla fiera stagionale, e soprattutto perché “esauriti in massima parte li prodotti dell’annata precedente, e conseguentemente ne riesce la deficienza del numerario”, si chiedeva di rinviare la fiera in un periodo dell’anno più adeguato, quando la maggior parte del popolo fosse più libera dai lavori agricoli e disposta all’acquisto di nuova merce.

Per questi motivi l’Amministrazione comunale di Borgomanero chiese alle autorità preposte di ristabilire l’antica fiera che si svolgeva a metà dicembre in occasione della festa del compatrono S.Fortunato (14 dicembre), evento di cui si ricordava il suo svolgimento fino al 1814 “cessato il Governo Italico” (1801-1814). La scelta di organizzare la fiera nel periodo invernale si rivelava oculata perché quello era il momento dell’anno in cui si fermavano i lavori in campagna, i contadini si preoccupavano di vendere i prodotti dei campi e, con il ricavato, di acquistare nuovi strumenti lavorativi per l’annata successiva ed oggetti di uso quotidiano per la famiglia. Tutto ciò avrebbe agevolato l’attività mercantile.

Un’improvvisa epidemia di colera asiatico colpì la Lombardia proprio in quel periodo e colse impreparate le autorità producendo grande panico nelle popolazioni locali. Per paura che il colera si diffondesse, a Borgomanero fu sospesa l’annuale fiera estiva che per tradizione si teneva ad agosto durante la festa del patrono S. Bartolomeo (24 agosto), proprio come già era successo a Novara che dovette sospendere la fiera agostana per motivi precauzionali. Il 27 agosto 1836 nella sala consigliare di Borgomanero, alla presenza del Giudice del Mandamento Giovanni Antonio Ottone e di altri rappresentanti della Comunità, il sindaco di Borgomanero arch. Giovanni Molli prese la parola e iniziò la sua concione facendo riferimento all’epidemia di colera che aveva colpito la Lombardia e che in breve tempo si era diffusa nel Novarese, a Galliate e a Castelletto Sopra Ticino, paesi che distavano poche miglia da Borgomanero. Fu così che gli amministratori di Borgomanero, per motivi di sicurezza, sospesero la fiera di agosto e si proposero di rimandarla nel mese di dicembre facendola confluire nel periodo in cui cadeva la festa di San Fortunato compatrono di Borgomanero.

Il Sindaco Molli prendendo la parola così affermò: “Ritenuto pertanto che lo stato attuale sanitario della Provincia non sarebbe tale da poter determinare epoca molto prossima, per la permanente, anzi sempre crescente angustia della diffusione del morbo, sarebbe perciò per proporre di sospenderla fino alla metà del venturo mese di dicembre nel cui giorno quattordici ricorre l’annua solennità del secondo patrono S.Fortunato. (…) Che appunto nel corrente del detto mese di dicembre essendo cessate tutte le occupazioni agricole, e ritirati tutti i prodotti dell’anno rurale, si avvicendano li bisogni di compra e vendita, e di commutarne il ricavo in oggetti di personale servizio, come chiaramente è dimostrato dall’annuale straordinaria rincorsa nei mercati di un tal tempo, nel quale l’attivazione della fiera sarebbe di un vantaggio ben grande a questo Borgo, e di un comodo all’estesissimo Circondario, che popola questo mercato considerato come centro e deposito di tutti gli oggetti di prima necessità, come è notorio.” In conclusione il Sindaco propose agli amministratori lì congregati di redigere un ricorso alla Camera Regia per “trasportare ed aprire la Fiera di San Bartolomeo ora sospesa, nella settimana del quattordici venturo Dicembre del corrente anno, e successivamente autorizzare la riattivazione e trasporto animali di quella di San Fortunato nella stessa epoca”.

Il 27 settembre 1836 l’Intendente Generale di Novara accolse la domanda come si legge in questo documento: “Si approva l’avanti esteso convocato dell’Amministrazione comunale di Borgomanero, col quale ha deliberato di ricorrere all’Eccellentissimo Magistrato della Regia camera per ottenere di poter aprire in quest’anno la Fiera detta di S. Bartolomeo, che non ebbe luogo il passato mese di agosto per motivi esposti nel suddetto convocato, dal dodici al diecisette del venturo Dicembre, e di ristabilire annualmente la Fiera stessa in sostituzione di quella che si teneva nella seconda settimana di Maggio”. L’iter burocratico fece il suo corso: furono informate le altre Intendenze della richiesta inoltrata dalla Comunità di Borgomanero, pervennero in seguito i nulla hosta dalle Intendenze Generali della provincia della Valsesia (9 settembre 1836) e di Pallanza (9 agosto 1837) le quali non ebbero nulla da eccepire in quanto i comuni di quelle province svolgevano le loro fiere in periodi differenti da quello richiesto da Borgomanero, dunque non ne subivano svantaggi economici.

Dopo avere accertato che lo spostamento della fiera borgomanerese nel periodo invernale non arrecava danno alcuno ai commerci delle località novaresi, in particolare Arona, Orta, Gozzano, Romagnano, Oleggio, Omegna, che risultava vantaggiosa per tutto il territorio circostante e soprattutto giovava a far crescere il commercio della popolosa terra di Borgomanero, la domanda fu favorevolmente accolta l’11 settembre 1837 previo l’esborso di lire 60 stabilito dal Dicastero delle Finanze di Torino.

L’ultima parola spettò al sovrano re Carlo Alberto il quale concesse le Regie Patenti: “Siamo stati supplicati dalla Comunità di Borgomanero, Provincia di Novara, d’autorizzarla a trasferire al 14 del mese di Dicembre, epoca in cui sono cessati i lavori di campagna e ritirati tutti i raccolti, la fiera che si soleva tenere in quella terra nella seconda settimana di Maggio, e risultandoci della maggior opportunità dell’epoca designata, e del minor danno che ne deriverà ai diritti da altri Comuni acquistati, siamo entrati in pensiero di accoglierne favorevolmente le domande. Epperciò di nostra certa licenza e autorità, ed avuto il parere del nostro Consiglio, abbiamo conceduto e concediamo al Comune di Borgomanero la facoltà di tenere un’annua fiera il 14 del mese di Xmbre di ciascun anno in surrogazione di quella che teneva nella seconda settimana di Maggio, e ciò facciamo di nostra grazia speciale, mediante la finanza di £ 60 e l’osservanza delle Leggi e dei Regolamenti in vigore non che di quelle cautele che stimasse di prescrivere la nostra Camera dei Conti a cui mandiamo d’interinare le presenti”.

Fu così che la tradizionale antica fiera di dicembre riprese vita soddisfacendo sia i commercianti del Borgo, sia i contadini del circondario che poterono acquisire quelle merci, animali ed oggetti di cui necessitavano, in un periodo dell’anno in cui non fervevano i lavori in campagna. La fiera si svolse anche nei decenni successivi. Nel 1849 la fiera di S.Fortunato fu anticipata all’ultimo giovedì e venerdì di novembre, e gradualmente si trasformò in fiera del bestiame che rimase attiva con alterne vicende nel Novecento.

Negli anni 1922-1923 il commercio del bestiame era ancora molto florido nel Borgomanerese, tanto è vero che vi erano 31 allevatori e negozianti di bestiame [5]. Nel 1923 “in occasione delle feste commemorative promosse dalle locali Società Operai e Reduci dal 15 al 26 agosto 1923 (…) un particolare Comitato, presieduto dall’ing. Cav. Agostino Carena, vice presidenti l’industriale Pastore Enrico e il commerciante di tessuti Volta Giovanni promossero un’Esposizione Campionarie e Fiera, d’ogni merce, manufatto o lavorazione. L’esposizione ebbe luogo lungo l’Agogna a monte della Piazza Garibaldi, così da occupare tutta l’allea e due sezioni speciali erano dedicate ai vini e ai materiali di costruzione.” [6]. L’anno successivo 1924 la Fiera subì un grave danno a causa delle intemperie, infatti Borgomanero fu invasa dalle acque dell’Agogna che esondò a causa delle devastanti piogge che caddero in quei giorni. Un fiume di fango inondò i corsi di Borgomanero impedendo lo svolgimento dell’evento commerciale. Il Corriere di Novara il 17 agosto così ricordò quei giorni: “il grosso e industre borgo fu colpito gravemente dal disastro. Le vie invase dalle acque melmose che percorsero tutto il paese, inondando case, negozi, arrecando gravi danni, e furono trasformate in altrettanti canali, l’acqua raggiungendo in alcuni punti l’altezza superiore al metro.”

Fu forse questo episodio ad accelerare la decisione di costruire un edificio stabile che potesse ospitare nel futuro la fiera del bestiame. Nel 1930 venne infatti costruito il Foro Boario, un mercato coperto del bestiame che sostituiva l’area di mercato allora utilizzata, l’attuale Viale Don Minzoni. Il progetto fu firmato dagli ing. Angelo e Francesco Frisa e venne approvato con Deliberazione del Podestà di Borgomanero il 7 marzo 1931, per un costo di lire 490.889. L’Amministrazione Comunale decise di costruire l’edificio nell’area dell’attuale Viale Libertà, non troppo lontana dal centro storico e nel contempo distante sufficientemente per non arrecare disturbo. I lavori vennero affidati alla Società Anonima Francesco Boieri e C. di Novara. La superficie coperta ammontava a quasi 2.000 metri quadrati [7]. Il Mercato Coperto è ancora oggi ben conservato e viene utilizzato in occasione delle mostre bovine che si svolgono annualmente in occasione della tradizionale Sagra dell’Uva di Borgomanero.

Alberto Temporelli


[1] Litterae Ducales, 1397-1400, Reg. n. 2, dell’Uff. Provv. E dell’Uff. Sind. Sotto Dom. Viscontea, a cura di C.Santoro, 1932, Lettera n. 248 da Pavia, 4-5-1400, cit. E. e MF. LOMAGLIO, Borgomanero nell’Ottocento e nel primo Novecento, Torino 1977, p. 143.

[2] G. MIRA, Le fiere lombarde nei sec. XIV-XVI, Como 1956, cit. V.DE VIT, Memorie storiche di Borgomanero, Prato 1880, p. 78.

[3] L. LENTI – A. DE MADDALENA, in E. e MF. LOMAGLIO, Op.cit., p. 143.

[4] Archivio di Stato di Torino, Mazzo 39, Paesi, Borgomanero, documenti del 1836.

[5] Guida Grossi della Provincia di Novara, 1922-1923.

[6] G: COLOMBO; La storia di Borgomanero, 1978, p. 250.

[7] Scheda a cura di G.Ingaramo e L.Apollonio, tratta dalla Mostra Convegno Architetture da Salvare – 22 novembre 2003 Borgomanero Salone SOMS.

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