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a cura di Laura Chironi – Articolo tratto da “il Voltone” anno 2009 – num 2

Collegiata di San Bartolomeo

Una delle sculture più antiche che si conservano nella Parrocchiale borgomanerese è la statua che raffigura la Madonna Assunta posta entro una nicchia sopra l’altare del Santo Rosario nella seconda cappella a destra, a partire dall’ingresso.

L’opera è una pregevole scultura di marmo bianco realizzata nel 1642, come testimoniano le note di spesa registrate il 23 settembre di quell’anno sul Libro della Tesoreria della Compagnia del Santo Rosario: “…denari spesi…per fare et condurre la statua di marmo et altre cose…” da Milano per via fluviale, passando alla dogana di Pavia.

La documentazione non fornisce il nome dell’autore della scultura, ma è chiaro il modello a cui si è ispirato, forse su richiesta della stessa committenza: si tratta di una copia dell’Assunta che lo scultore Annibale Fontana (1540-1587) aveva eseguito in due versioni per la chiesa milanese di Santa Maria presso San Celso, una per la facciata e un’altra per l’altare di Santa Maria dei Miracoli.

La presenza di una copia dell’opera del Fontana in una chiesa borgomanerese è motivata innanzitutto dal legame del Novarese con l’ambiente artistico e culturale milanese; inoltre la prima statua dell’Assunta realizzata dal Fontana aveva suscitato grande ammirazione per la novità dell’invenzione dell’immagine che grazie al modellato avvolgente del manto sembrava animata da un interno movimento ascensionale che ben esprimeva il mistero dell’assunzione e la tensione tra terra e cielo. Nel 1615 la statua del Fontana collocata sulla facciata della chiesa milanese era stata ritirata all’interno “…a ciò che la tramontana non consuma un hopera di tanta bellezza et valore” e fu commissionata una copia a Gian Andrea Biffi, ma solo più tardi tra il 1620 e il 1621 il progetto fu portato a termine dallo scultore Girolamo Prevosti. Una copia dell’Assunta del Fontana si trova anche sulla facciata della cappella XI del Sacro Monte di Orta detta di Santa Maria degli Angeli, eseguita dallo scultore milanese Cristoforo Prestinari tra il 1615 e il 1623.

L’Assunta della cappella del Santo Rosario della Parrocchiale borgomanerese riproduce fedelmente l’opera del Fontana, ma pur conservando lo slancio ascensionale determinato dal panneggio avvolgente, il modellato sembra ammorbidirsi, il panneggio è meno fitto ed il volto è composto in una dolcezza più delicata; anche le figurette degli angeli che si trovano ai piedi della Madonna e in alto nell’atto di reggere la corona di dodici stelle, assumono nelle forme piene e aggraziate un’impronta decisamente barocca. Possiamo concludere quindi che lo scultore che eseguì nel 1642 l’Assunta per la cappella del Santo Rosario rielaborò il modello tardo cinquecentesco dimostrandosi aggiornato sulle tendenze della contemporanea scultura barocca di Bernini, Mochi e Algardi.

La cappella del Santo Rosario sul cui altare si conserva l’Assunta era in origine piuttosto diversa da come la vediamo attualmente. La Compagnia del Santo Rosario era stata fondata nel 1584 e all’interno della Parrocchiale aveva posto la sua sede presso la cappella un tempo dedicata a San Matteo. A partire dal 1615 si procedette alla ristrutturazione della cappella con un nuovo arredo e nuove decorazioni adeguate alla devozione per la Vergine e il Santo Rosario: sopra l’altare fu collocata una statua lignea della Madonna del Rosario, sostituita dalla statua dell’Assunta nel 1642, e sulle pareti erano dipinti i quindici Misteri del Rosario.

Nell’Inventario del 1617 si trova una descrizione della statua lignea della Madonna del Rosario “…vestita con la corona in testa et il suo figliolino in brazzo et con la vitriata avanti…con un Angelo di stucco sopra la detta nizza, che tiene nelle mani una corona di tolla dorata, et sopra vi è questo motto .Veni coronaberis “ Sono citati anche i “…quindeci misterii del San.mo Rosario depinti nell’arco et lati di detta Capella…una bellissima Capella tutta ben lavorata di stucco et oro con li misteri del San.mo Rosario dipinto a guazzo intorno alla detta Capella”.

I dipinti sulle pareti erano opera dei pittori e fratelli Giovanni Battista e Giovan Mauro Della Rovere detti i Fiammenghini, artisti molto apprezzati, legati all’ambiente artistico milanese e aggiornati sulle esigenze espressive e devozionali della cultura controriformistica di quegli anni, attivi con diverse commissioni per i centri delle province lombarde e per i Sacri Monti (Varallo, Varese, Orta) tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento.

I dipinti che attualmente vediamo non sono però quelli eseguiti dai fratelli Della Rovere che probabilmente furono sostituiti alla fine del Seicento o agli inizi del secolo successivo. I Misteri dipinti dai Fiammenghini erano stati realizzati con una tecnica a guazzo, cioè una tecnica piuttosto rapida , a secco, che non richiede l’esecuzione sull’intonaco ancora umido come nel caso dell’affresco; il procedimento acquista in rapidità, ma la pittura perde in resistenza ed è più facilmente deperibile. Per questo motivo probabilmente i dipinti subirono nel corso del Seicento un rapido deperimento che rese necessaria la sostituzione, alla quale si provvide con i quadretti che ancora oggi decorano la cappella, dipinti a olio su tela con il supporto di ovali lignei inseriti nelle cornici di stucco in parte dorate.

Non conosciamo l’autore dei quindici Misteri che propongono l’iconografia tradizionale per questi soggetti, attingendo anche a modelli che risalgono ancora alla cultura pittorica cinquecentesca e manierista, ma interpretati attraverso il linguaggio della pittura barocca.

Qualche differenza di livello e di risultati fra i quindici dipinti potrebbero dipendere anche dal sovrapporsi di ritocchi e riprese successive rese necessarie dallo stato di conservazione. Il dipinto raffigurante la Preghiera nell’orto è un rifacimento del 1800 documentato da un libro di contabilità della Parrocchiale.

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