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a cura di Fabio Valeggia – Articolo tratto da “il Voltone” anno 2010 – numero 1

Agli inizi del 1900, anche nelle nostre zone, approdava con grande stupore del pubblico, lo spettacolo del cinematografo.

A Intra già nel 1907, si tennero degli spettacoli: il giornale locale “La Vedetta” così riferiva: “Il Cinematografo che funziona da diverse sere nel nostro sociale, darà stasera sabato, e domani sera domenica, due spettacoli di eccezionale durata a prezzi popolari. Notiamo che fra i quadri migliori figureranno: La Mala Vita di Parigi, il Terremoto di Calabria con scene prese dal vero , Una Strega ed un riuscitissimo episodio medioevale”.

Trascorrono ancora pochi anni e anche la Società Operaia di Borgomanero, nell’Adunanza del 1° gennaio 1912 valuta la proposta del cinematografo ma il segretario così verbalizza: “trattandosi che si dovrebbe esporsi alla spesa di circa 1200 lire appare la decisione ancora immatura e si rimanda la discussione”.

Il 16 febbraio del 1912 la questione viene di nuovo affrontata: “Viene comunicato che parecchi conduttori di Cinematografi hanno fatto domanda per avere il nostro teatro: la più conveniente è fatta del Sig. Borgini che offre £ 30 nei giorni di rappresentazione festivi e £ 20 nei giorni feriali…Tale proposta viene accettata”.

La richiesta del Sig. Borgini viene formalizzata da una scrittura di convenzione che porta la data del 22 febbraio 1912 ed impegna il Sig. Carlo Marchisio, Presidente della Commissione per l’esercizio del Teatro della Società degli Operai e i Sigg. Tosi Pietro e Borgini Augusto di Torino.

Questi ultimi devono garantire di effettuare almeno otto serate di spettacoli cinematografici nel periodo di un mese a partire dal 24 febbraio, affittando il teatro al convenuto prezzo di £ 20 per ogni giorno feriale e £ 30 per ogni giorno festivo.

Molto curiose sono le condizioni che la Società degli Operai impose ai Sigg. Tosi e Borgini:

“I Signori devono assumere per loro conto il fattorino-custode del Teatro per la custodia, pulizia, sorveglianza agli spettacoli, al prezzo da convenirsi tra gli stessi Signori e detto fattorino… Per l’energia elettrica provvederanno direttamente i Sigg. Tosi e Borgini colla Società Elettrica del Pellino; per l’illuminazione dovranno contemporaneamente alla somma stabilita per l’affitto, rimborsare alla Commissione la spesa della medesima dovuta alla Società del Pellino.

Il prezzo normale di detta illuminazione è di lire sette per sera, salvo le migliori concessioni che si potessero ottenere dalla Società anche con un’eventuale riduzione delle lampade accese. Il ricambio delle lampadine guaste è a carico dei conduttori. Sono pure a carico dei conduttori i guasti e i danni arrecati allo stabile e ai mobili… La Commissione Teatrale si riserva il diritto di sorvegliare gli spettacoli a mezzo del Presidente e di numero 4 membri i quali avranno a tale scopo libero accesso”.

Hanno così inizio gli spettacoli cinematografici a Borgomanero e di questo possiamo trovarne traccia nel giornale L’Amico del 9 marzo 1912: “Il Cinematografo della Società Anonima Torinese al Teatro della Società degli Operai è veramente degno di essere veduto e risponde a tutti i requisiti che fanno del cinematografo uno spettacolo delizioso e attraente. Le proiezioni sono fisse, il quadro è molto ampio ed i diversi numeri sono interessantissimi. Provvisoriamente le serate avranno luogo solo nei giorni di sabato e domenica alle ore 20,30; alla domenica si faranno le proiezioni anche alle ore 16,30 e 18,30. Auguriamo agli impresari dei buoni incassi come lo merita la serietà e bellezza del divertimento”.

Ma le cose a quanto pare non andarono assolutamente per il meglio. Il pubblico era scarso e la macchina pareva non funzionare molto bene. Lo stesso giornale L’Amico del 30 marzo 1912 riportava: “Al Teatro della Società Operaia si assicura un continuato spettacolo cinematografico che cercherà di rendere perfetto come esecuzione e interessante come novità di programma”.

L’esperimento del cinematografo si rivela abbastanza deludente, ma il Sig. Carlo Marchisio di sua iniziativa decide, nella convinzione di fare cosa utile alla SOMS di acquistare il macchinario di proiezione dal Sig. Tosi per la cifra di lire 800 completo di cabina, tela e tutti gli accessori.

Di questa decisione il Presidente della Commissione Marchisio relaziona alla Società in una riunione piuttosto movimentata. Non tutti i componenti concordano su questa scelta: le modalità di pagamento prevedono lire 245 da versarsi immediatamente ed il rimanente entro sei mesi. Per poter sostenere la spesa i componenti della Commissione decidono di autotassarsi versando una quota di lire 35 cadauno.

Qualcuno contesta vivacemente la scelta, come il sig. Carlo Pagani che fa annotare a verbale: “Non approva l’acquisto da parte della Società Operaia dell’apparecchio cinematografico al prezzo suesposto ed in qualunque modo, ammesso l’esito finanziario assolutamente negativo di un mese di prova, esito dovuto esclusivamente alla scarsità degli spettatori, non può trovare conveniente l’acquisto”.

La maggioranza della Commissione si pronuncia però a favore e in data 25 marzo 1912 viene ratificata una Scrittura di Convenzione tra il Sig. Tosi Pietro e i rappresentanti della SOMS nella quale il Tosi “cede e vende ai predetti signori la macchina cinematografica che dichiara formalmente essere di sua esclusiva e libera proprietà esistente ora nel Teatro della Società degli Operai con tutto quanto è ad essa annesso ferri, quadro elettrotecnico, resistenza, riduttore e la cabina e tela per lo schermo bianco al prezzo convenuto di lire 800. Tale somma viene pagata per lire 245 in questo stesso momento ed il Sig. Tosi ne rilascia ampia quietanza e per la rimanenza in lire 555 sarà pagata a rate non inferiori a lire 50 entro sei mesi da oggi. Il Sig. Tosi si obbliga di far pervenire al Presidente Sig. Carlo Marchisio non più tardi del 27 corrente mese di marzo 1912 l’obbiettivo della macchina N°65 mancante”.

Trascorrono i mesi e si arriva al giorno 4 di luglio 1912 e dal verbale di Adunanza della SOMS apprendiamo che il Sig. Carlo Marchisio ha presentato una lettera di dimissioni da Presidente della Commissione Teatrale. Le dimissioni vengono accettate anche se si invita comunque il Marchisio a continuare a rimanere membro della Commissione.

Che cosa aveva spinto il Marchisio a dimettersi ? L’affare dell’acquisto del cinematografo che non era andato proprio nel migliore dei modi ?

E’ probabile in effetti che le cose si siano svolte proprio in questa maniera, se il 9 di luglio il Rag. Bonfiglioli in rappresentanza della SOMS prende carta e penna e scrive al sig. Tosi una lettera di protesta.

Nella missiva il Tosi viene accusato non solo di non aver mai spedito l’obiettivo promesso, ma di aver venduto una macchina non perfettamente funzionante e probabilmente nemmeno di sua proprietà se è vero che nei mesi precedenti molti si erano fatti avanti per protestarne il possesso.

La risposta non tarda ad arrivare: il 20 di luglio una lettera dell’avvocato Giovanni Battista Zenoni di Novara viene inviata al Rag. Bonfiglioli. Eccone il testo: “Il sig. Tosi di Torino mi fa pregare perché mi interessi della sua questione con la Commissione Teatrale per il cinematografo. Non si potrebbe trovare una via d’accomodamento? Se l’egregia Commissione, della quale Ella è Segretario fosse di tale avviso, potrà comunicarmi le sue vedute domani domenica a Borgomanero. Dal canto mio metterò ogni buona volontà per appianare le cose”.

Il carteggio tra l’avvocato Zenoni in rappresentanza del Sig. Tosi Pietro e l’avvocato Carlo Monti della SOMS continua per alcune settimane. Il tentativo dello Zenoni è: “mio desiderio di risolvere la cosa amichevolmente; il Cliente però vorrebbe ritirare la macchina trattenendosi gli acconti avuti. Non si potrebbe accordarsi sulla restituzione della macchina da una parte e metà degli acconti dall’altra ?”.

Il 30 settembre 1912 l’avvocato Monti comunica allo Zenoni di aver conferito con tutti gli interessati i quali però si ritengono contrari ad ogni tipo di transazione e ripetono che il Sig. Tosi ha mancato agli obblighi contrattuali non solo per la questione dell’obiettivo ma anche per l’imperfetto funzionamento dell’apparecchio. Dunque il braccio di ferro tra la Società ed il Sig. Tosi prosegue. L’apparecchio viene trattenuto presso i locali del teatro e nel frattempo la Società non versa il rimanente importo come da contratto.

Nel novembre del 1912 finalmente arriva l’epilogo di questo tribolato affare. Presso lo studio dell’Avv. Carlo Monti in Borgomanero viene firmata una Scrittura di Convenzione: nel documento “il Sig. Tosi Pietro dichiara di cedere e vendere come cede e vende ai nominati Signori Croce, Moia, Longhi, Del Bono , Zibetti e Marchisio la macchina cinematografica e tutti indistintamente gli accessori che si trovano depositati nei locali della Società Operaia.

Il Sig. Tosi, dichiarando essere la macchina e gli accessori di sua esclusiva ed assoluta proprietà, avverte che egli cede la macchina e gli apparecchi relativi così come si trovano e non altrimenti, senza garantire né la qualità della macchina né il suo funzionamento e con esclusione di ogni sua responsabilità in proposito”.

Si chiude così la vicenda del cinematografo. La macchina divenne a tutti gli effetti di proprietà della Società degli Operai di Borgomanero ma le carte non ci dicono se venne poi effettivamente usata per le proiezioni presso il Teatro negli anni seguenti.

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