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A cura di Davide e Gianni Pozzi, da VERBANUS 27 – 2006

Già in un precedente numero della nostra rivista abbiamo tentato di catalogare i film dove è apparso il lago Maggiore,  non mancando di citare anche altri laghi soprattutto dell’alta Italia, e con particolare attenzione ai primi anni del cinema [1]

Il tentativo, l’avevamo scritto, era  alquanto arduo, ma pare riuscito visto le recensioni  e citazioni sulle riviste di settore .

Tentiamo ora, con  gli stessi intenti, di catalogare i film che hanno interessato il lago d’Orta, il Vergante  e, più in generale, la zona tra Verbano ed il Cusio. Anche in questo caso i limiti temporali prefissati riguardano il cinema muto, tra il 1895, anno di nascita della settima arte, e l’introduzione del sonoro in Italia (1930), non senza però qualche incursione anche per i primi anni del cinema sonoro e, in qualche caso, ulteriormente oltre.

Il lago d’Orta  entra nella cinematografia fin dal 1909 grazie ad un documentario di pochissimi minuti: Regate sul lago d’Orta (produzione Società Anonima  Ambrosio di Torino, per la regia di Giovanni Vitrotti, 139 m., distribuito in Francia come Régates à l’aviron sur le lac d’Orta,  a partire dal febbraio 1910, segnalato però della lunghezza di 148 m.).

Si tratta di riprese che riguardano il campionato italiano di canottaggio tenutosi sul lago d’Orta dal 14 al 16 agosto 1909, organizzato dal “R.Rowing Club Italiano” (praticamente quella che è oggi la Federazione Italiana di Canottaggio)[2] e che si avvaleva del Patronato di S.M. il Re, ed offriva, per l’occasione, anche ” Riduzioni ferroviarie”.  L’avvenimento era stato reclamizzato anche con una  bella cartolina ed un bel manifesto dove compare una “Dea a bordo di un kayak“; si tratta di una delle prime apparizioni ufficiali della canoa moderna da competizione[3].

Se la catalogazione del film ci indica come casa di produzione la torinese Soc. Ambrosio ed il regista o operatore Giovanni Vitrotti indicazioni, da giornali d’epoca, ci danno altri protagonisti; riteniamo comunque di escludere due diverse produzioni e due operatori dello stesso avvenimento.

Infatti cronache giornalistiche dell’epoca ci segnala che in quell’occasione erano state organizzate proiezioni cinematografiche, “ … Qua e là è spiegata qualche bandiera; il cinematografo Varietas, che ha convertito il portico del Municipio in un ampio, elegante salone, con l’entrata illuminata da quattro potenti fari, ha incominciato le sue serali rappresentazioni e ha assunto l’esclusiva per cinematografare le regate e il varo del battello“[4].  Poi in altra cronaca, ma relativa a Novara,  scopriamo che: “ All’Ideale – Ieri sera in questo elegante cinematografo permanente in corso Cavour venne riprodotta una interessante proiezione presa dal vero delle regate sul lago d’Orta unitamente al varo del battello <<Riviera>>. La lunghissima films venne eseguita dai fratelli Pescetto, con macchina cinematografica di recentissimo modello acquistata dal sig. Giuseppe Faré  proprietario Ideale …” [5] . Dunque quelle riprese sarebbero state realizzate dai fratelli Pescetto e commissionate da Giuseppe Farè, proprietario del cinema “Ideale” di Novara [6] che poi le proietta nel suo cinema novarese  facendole accompagnare dalle canzoni di Lea Frison, artista italo francese.

Dello stesso tenore anche la cronaca in altro giornale novarese, Il Corriere di Novara del 2 settembre 1909; anche qui si ricorda, oltre alle regate, anche il varo del battello <<Riviera>>  avvenuto il 17 agosto, a regate concluse,  e immortalato anche in una bella fotografia ma su altro giornale [7]

Probabile che quel cinematografo impiantato nel porticato del  municipio di Orta  sia stato ripreso in una fotografia. La fotografia che proponiamo ci ripropone, senza ombra  di dubbio,  l’edificio del broletto o municipio di Orta  “agghindato “ a cinematografo. L’ha utilizzata un autorevole storico del cinema in un suo testo, lasciando però l’interrogativo della localizzazione visto che la fotografia veniva ripresa da altro testo, ed anche qui senza identificazione [8].  La stessa immagine, a conferma della identificazione,  è stata recentemente ripresa in una pubblicazione sulle immagini del Lago d’Orta , ma anche qui senza altra utile indicazione !

All’anno 1912  sono  da datare alcuni film di sicuro interesse verbanese  Un’ascensione al Mottarone (Latium Film) ed anche Sul Verbano (Latium Film).

Datati 1913 ritroviamo i films: Lago d’Orta ( m. 95, prodotto dalla Milano Films, e distribuito in Gran Bretagna come Lake Orta a partire dal maggio 1913 ) e  La perla della Valle d’Ossola (prodotto dalla S.A.Ambrosio di Torino ( film n. 826 lista Vitrotti, distribuito in Gran Bretagna dal 9 giugno 1913 ). Quest’ultimo, dal titolo non certamente cusiano, presenta anche scene  riprese sul lago d’Orta come leggiamo nella rivista inglese  “The bioscope” del 5 giugno 1913, e così descritte : “ Orta con i suoi palazzi meravigliosi, la chiesa della Madonna del Sasso, … isola di San Giulio” [9]

Ancora di quell’anno 1913 il film  La ferrovia del Mottarone (S.A. Ambrosio); quella ferrovia era stata inaugurata il 11 luglio 1911.

Immagini del nostro lago, così descritte : “ splendida vista delle Alpi Centrali e dell’incantevole Lago d’Orta…” ancora nel film, datato 1913, Sulla linea del Sempione  ( produzione CINES di Roma, visto censura 1.12.1913, film distribuito anche in Francia e Gran Bretagna) [10]

Sul finire del 1914 nelle sale cinematografiche viene proiettato un film di tema ed ambiente esotico… ma girato, non in India, come si voleva far credere, bensì proprio ad Orta. Si tratta del film JVNA, LA PERLA DEL GANGE ( ma lo troviamo citato anche  come Jwna, ….); regia di Giuseppe Pinto, con gli attori Lydia Quaranta (1890-1928), Gian Paolo Rosmino, Gigi Petrungaro, Virgilio Tommasini, … durata 54 minuti( mt. 1350/1500, prodotto dalla Film Artistica GLORIA di Torino,  visto della censura n. 5731 del 9.12.1914, prima visione in dicembre 1914 ). La trama è così riassunta in una rivista d’epoca del settore: “ Jvna la bella figlia di Rajah delle Indie è colpita da un male misterioso; a nulla valgono gli scongiuri del fachiro Kikraja, al quale è stato promesso un tesoro se riesce a guarirla. Meglio vi riesce il Conte Arturo de La Risière, che ha salvato il fachiro dalla orribile morte al quale il Raiah l’ha destinato per essere fallito nella sua impresa. Jvna si innamora del giovane conte e ne è riamata, ma Kikraja tenta di uccidere il conte per impadronirsi della somma promessagli; non riesce, finendo divorato dalle tigri. Arturo sposerà Jvna, la perla del Gange.” [11] 

Per la scenografia “orientale” si utilizza la Villa Crespi  e lo apprendiamo da una importante catalogazione  e schedatura di opere cinematografiche: “L’India del film venne ricostruita nella Villa Crespi, sul Lago d’Orta …” [12]

Non abbiamo notizie precise sull’accoglienza del pubblico, solo troviamo la notizia che a Genova, al cinema Regina Elena, nel settembre 1915 questo film viene riproposto, “ Si  replica questa ricchissima e riuscita film, che il pubblico rivede con piacere.” [13]

Per la cronaca verbanese segnaliamo altro film girato in quell’anno 1914 sul verbano, anche se non lo abbiamo ancora identificato; apprendiamo la notizia sul giornale La Vedetta, del 25 aprile 1914 dove si legge: “ Pallanza- Una <<troupe>> cinematografica comprendente i migliori artisti della Casa Pasquali di Torino, è nostra ospite gradita da qualche giorno. Gli artisti hanno eseguito nei magnifici giardini di una delle nostre ville, una artistica film.” 

Villa Crespi, originariamente chiamata “Villa Pia “[14], oggi  Hotel Villa Crespi ( 4 stelle), è un edificio dalle forme architettoniche orientali, una sorta di minareto edificato a partire dal 1879/1880, dall’industriale cotoniero Cristoforo Benigno Crespi, originario di Busto Arsizio, incantato dal fascino di Bagdad dove si recava per comperare  partite di cotone,  per  “ .. un’odalisca che probabilmente non era la signora Crespi … La costruzione si protrasse per ben diciotto anni, ed ospita oggi un albergo di lusso, con parquet in legno di limone  e di rosa e con le pareti coperte di seta: insomma un vero palazzo da sultano …” [15] . Negli anni trenta la villa viene acquistata dai Marchesi Fracassi di Torre Rossano e diviene luogo di soggiorno di poeti ed industriali oltre che di principesse e regnanti (anche Umberto di Savoia e la Regina Margherita); poi agli inizi degli anni novanta viene trasformata dall’avvocato Esposito di Sorrento in hotel riservato ad una clientela esclusiva e di elite.

Tutti questi film ci permettono di anticipare di qualche anno la data di nascita della cinematografia “ortese” che si riteneva iniziare nel 1917 col film Il gioiello sinistro,  come si rileva nei comunicati stampa della manifestazione cinematografica di Orta del 1997 ed altrettanti segnalazioni per la manifestazione “Muri dipinti” di Legro, frazione di Orta,  dove i muri delle case sono stati affrescati in questi ultimi anni con opere ispirate a film realizzati sul Cusio e sul Verbano [16].

Quel film, Il gioiello sinistro, appunto del  1917 ( m. 1315, prodotto dalla  Adolfo De Rosa Film di Milano, visto della censura n. 12965 del 1 settembre 1917) vede la regia di Eleuterio Rodolfi che vi recita anche con  Lydia Quaranta, Eva Dorrington, Ugo Gracci, Nuccia del West, Memo Benassi ed altri. La sceneggiatura è tratta da un romanzo del 1906 di Flavia Steno,  pseudonimo di Amelia Osta Cottini ( ….., + 1946, di Genova, anche giornalista e scrittrice, femminista), apparso in appendice su numerosi quotidiani italiani. E’ la storia di un diamante maledetto conteso da varie persone, la vicenda si snoda dal polo nord, ove un transatlantico fa naufragio urtando un iceberg, al Perù ove la protagonista diventa “ Sposa del Sole” secondo un’antica leggenda andina … [17]

In quegli anni suggestive  immagini del Cusio vengono propagandate anche attraverso diapositive. Così l’Istituto italiano proiezioni luminose, con direzione a Milano ed altra sede a Torino, negli anni venti,  produce e diffonde una serie di  ” nuove diapositive” dedicate ai ” Grandi laghi ai piedi delle Alpi (Lago d’Orta, Maggiore, di Lugano) “, subito dopo un’altra serie quelle dedicate sempre ai “Grandi laghi ai piedi delle Alpi ( Lago di Como, d’Iseo,  di Garda) “[18].

Lasciamo il cinema muto per scrivere del periodo del cinema “parlato”, come si diceva nei primi anni trenta e poi “sonoro” che  vede, come primo film italiano,  La canzone dell’amore di Gennaro Righelli (1886-1949),  tratto da una novella di Pirandello e prodotto dalla Cines nel 1930,  anche se, per ironia della sorte, la novella a cui si ispirava la sceneggiatura era intitolata “In silenzio”; anche qui compaiono  le sponde del Lago Maggiore in alcune scene.

Nel 1932, esattamente del giugno,  una breve ripresa in Giornale Luce  per  “Lago d’Orta.. La gita della <<Gazzetta del Popolo>>. L’anno successivo, in luglio 1933 , ancora  in Giornale Luce  immagini così descritte:  “ Gioielli del paesaggio italiano. Nel piccolo lago d’Orta separato dal Lago Maggiore dalla catena del Mottarone l’isola di San Giulio densa di giardini e di antiche quiete case forma un’oasi ottocentesca piena di grazia riposante”.

Ma nel 1932, pochissimi anni dopo l’avvento del sonoro, sulla sponda del lago maggiore, sul Vergante verso il  Verbano, vengono girate alcune scene di un film italiano tra i più belli degli anni Trenta : Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini, prodotto dalla “Cines” di Pittaluga. In una locanda di Meina il giovane Vittorio De Sica, al suo sesto film, canta all’innamorata (Lia Franca) Parlami d’amore Mariù, una canzone, che divenne celebre. Nel film si riconoscono  paesaggi a noi familiari come la rocca d’Angera (ripresa più volte in campo lungo dalla sponda piemontese), l’isola dei Pescatori, il lungo lago di Pallanza (ben visibile il monumento a Cadorna), il ponte in ferro sul Ticino a Sesto Calende, ecc. Nel film  anche scene girate sulla autostrada Milano-Laghi, da poco in esercizio[19] e costellata di cartelloni pubblicitari. Film girato per lo più a Milano ed alla sua Fiera,  tanto  che il critico cinematografico Filippo Sacchi in un articolo in  Corriere della Sera (12 agosto 1932) scrive : “ Il luogo dell’azione è Milano. E’ la prima volta che vediamo Milano sullo schermo. Ebbene chi poteva supporre che fosse tanto fotogenica”.

Tra gli sceneggiatori, oltre allo stesso regista e  ad Aldo De Benedetti, figura Mario Soldati alla sua prima esperienza cinematografica. Da regista Soldati sarebbe poi tornato più volte sui nostri laghi (Verbano, Cusio, Lario) per girare i suoi film[20] .

Aiuto regista era Alberto Lattuada, che aveva soggiornato a lungo nel Vergante (Nocco e Gignese) presso il padre, il maestro Felice, noto compositore.

La locanda dove si girano alcune scene del film è il tristemente famoso Hotel Meina, triste teatro di quel che successe negli anni ultimi del fascismo con la caccia agli ebrei. Divenne poi Hotel Victoria Palace, ma da anni è in stato d’abbandono. 

 In una fortunata pubblicazione del giornalista Marco Nozza leggiamo «Meina si era ormai scoperta un’altra vocazione, luogo di villeggiatura sulla scia di Stresa e Baveno, ed anche il cinema se ne accorse, richiamato certamente dal nome prestigioso di Alberto Mondadori nella cui villa c’era un continuo viavai di personaggi illustri. Dell’arte, della letteratura, della politica. Alcune scene del film di Mario Camerini, Gli uomini che mascalzoni,  furono girate a Meina. Alcuni interni nella hall dell’Hotel Meina ribattezzato Hotel Corona. De Sica andava avanti e indietro sulla statale con la Balilla, accanto alla Elsa Merlini. Fu girato anche un pezzetto di Luciano Serra pilota il cui protagonista era Amedeo Nazzari, idolo dell’epoca, e ci sono ancora a Meina quelli che ricordano Nazzari che prendeva il volo, sull’idrovolante, dallo scivolo di villa Foltzer»[21].

Quel “  pezzetto di Luciano Serra pilota il cui protagonista era Amedeo Nazzari” fa riferimento al film, girato nel 1937, appunto a Meina  ed anche a Stresa  almeno in parte,  Luciano Serra pilota. Regia di Goffredo Alessandrini  con Amedeo Nazzari ( che in questo film ottiene un ottimo successo personale ) Germana Paolieri, Andrea Checchi, Roberto Villa, Mario Ferrari … premiato al Festival di Venezia – ex aequo con Olympia di Leni Riefenstahl – con la Coppa Mussolini, “il film raccoglie – come ha scritto lo storico del cinema, G.P. Brunetta – i motivi cari al fascismo, da quello dell’identificazione della virilità con l’eroismo, col gusto per il rischio, per l’avventura, alla subordinazione del ruolo femminile” .

La paternità del film, certo la supervisione, forse l’idea e la sceneggiatura, sono di Vittorio Mussolini, fratello del Duce anche se l’ordine – come si riporta in una classica “velina” è : ” Per <<Luciano Serra pilota >>  si rinnova la disposizione di non dire che Vittorio Mussolini è autore di detto film ( 28 aprile 1937 )”[22]. Un giornale locale racconta ai suoi lettori   “ << Luciano Serra aviatore>> è il film che si è girato in questi giorni del quale è ispiratore e supervisore Vittorio Mussolini. Di esso così parlava la Stampa di domenica. – Luciano Serra venne iniziato il 21 aprile scorso alla presenza del Duce. Gli attori si trovano ora sulle pittoresche rive del Lago Maggiore alloggiati in un albergo di Arona. Sono state girate parecchie scene  a Sesto Calende all’aeroporto di Sant’Anna, a Meina sulla spiaggia del lago e nella villa Barbieri. A giorni si recheranno a Cantù per la ripresa di alcune scene di volo a vela. … “[23]

Da altra corrispondenza giornalistica locale  – si riprendono all’incirca le stesse notizie –  apprendiamo anche che “ … In merito agli artisti è da segnalare la rivelazione del giovanissimo Gino Mori da Sesto Calende, nuovo al cinema, allievo dell’Istituto inferiore del Collegio De Flippi.” [24]

Gino Mori che in questo film interpreta il giovane figlio del pilota ( Amedeo Nazzari) verrà poi chiamato nel 1946 dal regista  Alessandro Blasetti a recitare nel film, Giorno della vita.  

La trama ci racconta di un pilota d’aereo, Luciano Serra, reduce della prima guerra mondiale, che  si adatta a portare turisti sul Lago Maggiore a bordo di un idrovolante. Ma questa vita lo rende insoddisfatto e la sua crisi si ripercuote anche sulla sua vita familiare tanto che la moglie lo lascia, portandogli via il figlio. Deluso emigra in Sud America, dove si esibisce per vivere come pilota in un circo; tenta anche un volo transoceanico, ma fallisce e, dato per disperso, si arruola come soldato semplice durante la guerra etiopica. Durante un attacco da parte delle truppe nemiche al treno sul quale si trova,  viene a sapere che, poco lontano, c’è un aereo bloccato con a bordo il figlio ferito. Lo raggiunge riuscendo a mettere in salvo il figlio, poi  porta a termine la missione intrapresa dal figlio, ma muore durante l’azione. Una medaglia alla memoria consegnata a suo figlio ne ricorderà l’eroismo e il valore. Tra gli sceneggiatori anche Roberto Rossellini, alla sua prima sceneggiatura e comunque  una accreditata versione racconta che in gran parte sia stato girato e riscritto proprio da Rossellini, mentre il regista titolare Alessandrini era in Africa a girare gli esterni [25].

Alcune scene sono girate forse nella villa Riva di Gignese dove, nel 1969 sarà poi girato il film Toh, è morta la nonna !, regia di Mario Monicelli ( con Valentina Cortese, Riccardo Garrone, Sergio Tofano ), commedia quest’ultima nero-giallo-rosa con pizzichi di erotismo che ruota su una sceneggiatura scombinata cui collaborò, tra gli altri, anche un fine scrittore come Luigi Malerba.

” … un film pieno di attori che avrebbe registrato un grande insuccesso” [26]

Nell’immediato dopoguerra  le cronache giornalistiche riferiscono che il lago d’Orta sarà la probabile  scenografia di un film, con attori famosi. Si legge in un quotidiano nazionale: “SI GIRA UN NUOVO FILM SUL LAGO D’ORTA.. Nell’incantevole conca del romantico lago d’Orta sarà girato un nuovo film che si aggiunge a quelli già conosciuti come “Una romantica avventura”, “L’amante segreta” e “La maestrina” che fecero ammirare dagli schermi quanto vi è di bello e pittoresco nella zona. Scrittrici e “stelline” inglesi e americane sono entusiaste del panorama di fiaba e ne parlano su parecchie divulgatissime riviste americane: pure questo particolare è a grande vantaggio degli interessi turistici di questa perla di lago alpino troppo poco noto all’estero e anche in Italia. Prossimamente giungerà ad Orta la “troupe” della Paramount per iniziare le operazioni: saranno protagonisti Ingrid Bergman e Alan Ladd. Il nuovo film ha il titolo “Dopo mezzanotte” ed è tolto dall’omonimo romanzo di una scrittrice americana che ne prese lo spunto dal medesimo titolo di una novella.” [27]

Quel film è effettivamente girato anche se poi, all’uscita nelle sale, avrà un titolo diverso; negli USA, dove esce il 21 febbraio 1950, si intitola “Captain Carey”, in Italia “La spia del lago”.  A produrlo, in bianco e nero,  la Paramount Pictures che si avvale di attori e personale tecnico completamente di lingua inglese; il regista è Mitchell Leisen ( 1898-1972), l’interprete maschile Alan Ladd ( 1913-1964) [28], attore di discreta fama; interprete femminile, in luogo della prevista Bergmann (prevista forse solo da chiacchiere mondane) tal Wanda Hendrix (  1928-1981), attrice sconosciuta in Europa. Altro interprete maschile Francis Lederer ( Praga 1899 – California 2000), che dovrà la sua fama, per altro non eccelsa, al fatto di aver recitato anche quasi centenario in un documentario incentrato sulla figura della mitica diva statunitense Louise Brooke. 

La trama del film – tratta da un romanzo della scrittrice Martha Albrand  – racconta del Capitano Bill Carey che, nel dopoguerra torna sul lago d’Orta, dov’era stato in missione per il servizio segreto e dove era stato catturato dai nazisti per la delazione di una spia mentre la ragazza, la partigiana Giulia, della quale era innamorato viene uccisa;  ora vuol scoprire la spia tanto più che viene a sapere  che la ragazza è viva e si è pure sposata pur controvoglia … 

Più che il film ebbe successo la colonna sonora grazie alla canzone “Monna Lisa”, autori Jay Livingston (1915-2001) e Ray Evans , che nel 1950  ottiene un premio Oscar per la miglior canzone e il riconoscimento ASCAP Award del 1987 sempre per la miglior canzone . Canzone poi ripetuta nel film “Hudson Hawk, il mago del furto”, nelle sale italiane nel 1991, per la regia di M. Lehmann.. Film, quest’ultimo,  noto più che per meriti artistici per aver avuto come protagonista il noto attore Bruce Willis con troupe praticamente tutta straniera, tranne Stefano Molinari nei panni di Leonardo Da Vinci e girato  tra gli USA , l’Ungheria, Londra ed anche l’Italia ( ma solo a Roma, tra Città del Vaticano e il Palazzo della Civiltà Italiana all’E.U.R.) [29].

Nella cronaca giornalistica de L’Italia – 20 febbraio 1949 – di segnalazione della programmazione di questo film, vengono citati altri film con scene girate sul lago d’Orta: prendiamo spunto pertanto per ricordarli brevemente a partire da Una romantica avventura(1940, prodotto da ENIC, visto in censura il 10 luglio1940, uscito in Italia a partire dal settembre 1940 ) con interpreti Ernesto Almirante, Massimo Girotti, Assia Noris (nella doppia parte della madre e della figlia), ed un giovanissimo Gino Cervi; ” Il film, ispirato al romanzo omonimo  di Thomas Hardy, sia per la scelta dell’ambientazione (l’Ottocento sconvolto dalle guerre risorgimentali)  sia per l’attenzione agli aspetti figurativi, segna l’abbandono di Camerini del filone ” telefoni bianchi” e l’avvicinamento al cinema dei cosiddetti “calligrafici” …”, così in Dizionario dei film 1998, a cura di Paolo Mereghetti.  La regia è di Mario Camerini che ne cura anche la sceneggiatura insieme a  Renato Castellani ed a Mario Soldati .

L’amante segreta,  film girato nel  1941 per la regia di Carmine Gallone ( 1886-1973), importante e noto regista italiano, con Alida Valli, ventenne  ma già una star. Altri interpreti Luigi Almirante, Fosco Giachetti, Osvaldo Valenti . La sceneggiatura  vede Renata, giovane ed abituata al bel mondo, caduta in miseria per gli imbrogli del suo tutore, che si trasferisce al nord dove lavora in un grande albergo. Poi, ingiustamente accusata di furto, accetta di posare nuda per un pittore ,  titolo del quadro “L’amante segreta”, provocando poi malintesi con un giovanotto che la ama. . È una storia confusa, complicata da un’enorme quantità di episodi per lo più gratuiti; comunque si concluderà con il classico lieto fine.  Poi nel  1942 si gira  La maestrina, con la regia del romano Giorgio Bianchi (Roma 1904 – Roma 1968), con Nino Besozzi interprete principale e con Maria Denis, Virgilio Riento,  … anche Giovanna Ralli, bambina, al primo suo film ( è nata a Roma nel 1935 ). Il film girato soprattutto a Roma, a Cinecittà e con alcuni esterni sul lago d’Orta è prodotto dalla Artisti Associati; visto della censura del 12 ottobre1942, prima visione del 8 ottobre1942. In un paese di montagna arriva la nuova maestrina, dal contegno troppo riservato per non suscitare le curiosità delle malelingue; il sindaco tenta di sedurla, ma quando conosce la sua vera dolorosa storia decide di sposarla . La sceneggiatura è tratta dalla commedia (datata 1917) di Dario Niccodemi, in realtà  un remake poiché uno stesso film, sempre tratto da Nicodemi, l’aveva già girato nel 1933 Guido Brignone, con una commovente Andreina Pagnani.

Buono il successo commerciale, “ … i suoi scopi commerciali sono stati raggiunti in pieno. Il pubblico si commuove e si diverte …”,  scarso invece il giudizio della critica che se la prende soprattutto col regista Giorgio Bianchi  che  “ depone i panni di attore per indossare quelli di regista; indubbiamente questi ultimi sono i meno adatti a lui. Dotato di scarsa fantasia tecnica il suo linguaggio risulta impacciato continuamente da una esasperante monotonia. “ [30]

Tra gli interpreti di questo film anche Valentina Cortese – sia pur in una parte molto minore – che in un’intervista così ricorda:Ho sempre pensato al teatro, invece. Crescevo con mia nonna, che adoravo, e non ero preparata in tante cose. Così, approfittando del fatto di avere là alcuni parenti, nel ’41 andai a Roma per iscrivermi all’Accademia d’arte drammatica, non sapendo che i corsi erano già cominciati. Lì incontrai Silvio D’Amico, che fu veramente molto carino con me. “Mia cara bambina, mi disse – non avevo ancora 17 anni -, i corsi sono già cominciati, devi perdere un anno, mi dispiace. Hai qualcosa da recitarmi ?” E io recitai due-tre cose che avevo già fatto a Stresa,  d’estate – mia nonna vi aveva una villa -, con i miei amici: un paio di scene da “La maestrina” di Niccodemi, qualcosa da “La signora delle camelie”, naturalmente (ride, ndr), e un pezzo di “Giulietta e Romeo”. E Silvio D’Amico mi disse: “Hai del talento, proprio mi spiace che tu perda questo anno”. Poi andò a prendermi due libri, me li diede da leggere, e mi disse di tornare da lui nell’altro anno, per un esamino».

Così in una recente pubblicazione “ … Il Lago d’Orta, luogo romantico e prediletto da poeti e narratori, è stato cornice della << Maestrina >> (1942) di Giorgio Bianchi, da una commedia di Dario Niccodemi, spaccato di provincia che mette alla berlina invidie e malelingue: quarant’anni dopo anche << Una spina nel cuore >> (1986) di Alberto Lattuada con Anthony Delon, tratto dall’omonimo romanzo di Piero Chiara, ha fatto leva sulle atmosfere immobili e rarefatte del lago d’Orta come sfondo di una  torbida passione e di sanguigni conflitti familiari.” [31]

Giova qui ricordare che altri film tratti dal nostro narratore luinese, – oltre la “La spina nel cuore” –  sono stati girati sul lago d’Orta e suoi dintorni: Il piatto piange ( 1974, regia di Paolo Nuzi), Il balordo ( 1978, regia di P.Passalacqua; tre puntate televisive ), La banca di Monate (1976, regia di F.Massaro ).

Altri film di quegli anni del dopoguerra  girati in questi nostri luoghi sono i film Totò al giro d’Italia  e Dal sabato al lunedì.

Il film Totò al giro d’Italia esce nel 1948, con la regia di Mario Mattoli ha tra gli interpreti Totò, Isa Barzizza, Walter Chiari, …  ed anche  molti campioni del ciclismo dell’epoca come Gino Bartali, Fausto Coppi, Fiorenzo Magni, Louison Bobet, Ferdy Kubler, Malabrocca ( noto come “la maglia nera” del Giro d’Italia che ora vive in Val Vigezzo). Presenta una serie di scorribande ciclistiche sulle strade di Stresa e del Mottarone, ed anche riprese della prima manifestazione di miss Italia a Stresa.

Il film Dal sabato al lunedì è prodotto invece nel 1962 dalla Cineriz, per la regia Guido Guerrasio, ed è  ambientato a Villa Taranto, Stresa, Vezzo e Gignese nel Museo dell’Ombrello. Non riscuote grande successo tanto che in una recensione  leggiamo “ L’esordio del documentarista milanese nel lungometraggio poteva essere migliore e non ridursi all’avventuretta festiva di due giovinetti in trasferta per il weekend. La mano del regista è ferma, ma alle prese con una sceneggiatura d’occasione, riesce soltanto ad imporsi in momenti marginali “[32]

La scorribanda nei film del dopoguerra, girati ad Orta e nel Vergante,  ha portato a ricordarne alcuni ma anche, purtroppo,  a tralasciarne molti altri, … chissà non ci sia un’altra occasione per colmare questa lacuna.

Note:

[1] Davide e Gianni Pozzi, Le prime immagini del lago Maggiore al cinema, in VERBANUS  n. 24/2003

[2] Nel 1889 primi campionati nazionali si erano tenuti sul Verbano, dove, a Pallanza c’era anche una sezione chiamata “Verbana”.  Invece i  primi Campionati Europei di canottaggio si erano tenuti proprio ad Orta  nel 1892 ed in questa occasione  un equipaggio di Omegna  riporta una prestigiosa vittoria. 

[3] Tra le cronache giornalistiche locali anche quella della varesina Cronaca Prealpina del 6 agosto 1909 che annuncia le regate ed  anche che il Vescovo di Novara ha  “ messo gentilmente a disposizione del comitato il seminario dell’Isola per ospitare i campioni del remo …

[4] Il Corriere di Novara,  12 agosto 1909.

[5] La Gazzetta di Novara, 1 e 2 settembre 1909. Quella cronaca si chiude con la notizia che “ Stasera all’Ideale si riprodurrà la films delle regate sul lago d’Orta, unitamente ad altre proiezioni, con l’aggiunta di nuove canzoni cantate dall’applauditissima signora Lea Frison.

[6] Il cinema “Ideale” (300 posti ), era posto in casa  Farè, in piazza Cavour, ed inizia le proiezioni dal 16 maggio 1908 con pellicole dal vero tra cui “ Il lago maggiore”;  cfr.  M.Tosi, M.Turcato , in Tracce di cinema 1895-1995 cent’anni di cinematografia a Novara, Altamira Edizioni, Novara, pag. 17.

[7] L’azione, 20 agosto 1909.

[8] L’immagine è in A. Bernardini, Cinema Italiano delle origini, gli ambulanti, Ediz. La Cineteca del Friuli, 2001;  lì con la segnalazione che potrebbe trattasi di Parma perché  – come comunicato dallo stesso Bernardini in una nostra corrispondenza – compariva in altro testo con argomento il cinema a Parma ( cfr. G. Calzolari, I cinematografi di Parma, 100 anni di cinema a Parma, 1880-1980, edizione S.E.G.E.A. 1988 ).

[9] A.Bernardini, Cinema Muto Italiano, I film dal vero 1895-1914, edizione la cineteca del Friuli, 2002. VERIFICARE

[10] Citazione tratta dalla rivista Bulletin hebdomandaire di Parigi , dicembre  1913 ; cfr. A Bernardini, Cinema Muto … op. citata .

[11] La cinematografia Italiana ed Estera, 31 dicembre 1914.

[12] 1914 ( da Bianco e Nero) pgg. 267,68  

[13] Notizia nel sito http://www.inpenombra.com/cinematografo.

[14] Villa Crespi di Orta è opera dell’arch. Angelo Colla (1827 – 1892), milanese di origini gignesine; sepolto a Gignese.

[15] A. Veschambre, Orta Sacro Monte Isola di san Giulio, gemme d’Europa, Varese, Macchione, 2003.

[16] Legro d’Orta fa parte dell’Associazione Italiana Paesi Dipinti che ha sede a Varese.

[17] V. Martinelli, Il cinema muto italiano 1917, in Bianco & Nero, Rivista del Centro sperimentale di cinematografia, Roma 1991.

[18] La parola e il libro, Mensile delle istituzioni italiane di coltura popolare, Milano,  febbraio 1923.

[19] Quell’autostrada,  è  inaugurata da Vittorio Emanuele II il 21 settembre 1924, nel tratto Milano -Gallarate- Varese  ( il tratto per Sesto Calende era in costruzione), dopo soli quindici mesi di lavoro, per un costo di sessanta milioni di lire (che allora erano davvero tante ) . La prima pietra era stata posata da Benito Mussolini, come ricordava un cippo posto a Lainate.

[20] V.Grassi, Mario Soldati e il Vergante, in Verbanus 21, 2000, pgg. 49 e seg.

[21] M. Nozza, Hotel Meina, Mondadori, 1993, pag. 19:

[22] R.Cassero, Le  veline del Duce, come il fascismo controllava la stampa, Ediz.: Sperling & Kupfer, 2004, pag. 23; altra “velina” ordina il 19 ottobre 1938  ” Occuparsi di nuovo del film <<Luciano Serra pilota >> , già in programmazione nell’Annuale della Marcia su Roma “,  pag. 29.  Eppure proprio in questo film Vittorio Mussolini non si era nascosto dietro lo pseudonimo di Tito Silvio Mursino ( anagramma ) come  in altri film.

[23] Il Gazzettino di Stresa, 4 settembre1937. Ringrazio Vittorio Grassi per questa ed altre segnalazioni

[24] La Gazzetta del Lago Maggiore, 1 settembre 1937. Gino Mori che in questo film interpreta il giovane figlio del pilota ( Amedeo Nazzari) verrà poi chiamato nel 1946 dal regista  Alessandro Blasetti a recitare nel film, Giorno della vita.  

[25] R.Burchielli, V. Bianchi, Cinecittà la fabbrica dei sogni, Ediz. Boroli, 2004 pag. 39.

[26] Carlo Vanzina, Sapore di set, in  Qui comincia l’avventura del signor …, Ediz. La casa di Usher, 1984, pag. 216

[27] L’Italia, quotidiano cattolico milanese,  20 febbraio 1949;  questa la notizia che l’anonimo ma attento corrispondente invia, datandola “ Novara 19,  notte”.

[28] Alan Ladd nel 1946 aveva girato un  altro film di guerra, Eroi nell’ombra ( o.s.s.) regia di Irving Pichel, “… presenta in stile documentaristico l’organizzazione del controspionaggio militare americano. Assistiamo così all’addestramento di un gruppo che opera poi in Europa alla vigilia dell’invasione alleata della Normandia” in B.Palmiro Boschesi, La seconda guerra mondiale nei film, ediz. Mondadori, 1979, pag. 172

[29] Da  DIZIONARIO DEI FILM 1998, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi ” … Ma l’ambientazione italiana è poco plausibile, e non c’è differenza tra le sequenze girate sul luogo e quelle ricostruite in studio. …”

[30] Cinema, rivista quindicinale ( direttore Vittorio Musolini), 15 febbraio 1943

[31] Cfr. I luoghi del cinema,  a cura  di Giulio Martini, Touring Club Italiano, ottobre 2005.

[32] Cinema Nuovo, marzo-aprile 1962. Guerrasio aveva esordito nel 1962 con il documentario Gente dei navigli

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