a cura di Laura Chirone – Articolo tratto da “il Voltone” anno 2010 – num 2

Collegiata di San Bartolomeo

Nei precedenti numeri de Il Voltone sono state illustrate le opere d’arte che decorano le cappelle edificate nelle pareti laterali della navata della parrocchiale borgomanerese, dedicate a San Carlo, San Rocco e alla Madonna del Rosario. La cappella che si trova all’inizio della navata sul lato sud è dedicata interamente alla Madonna, infatti è intitolata all’Annunciazione della Vergine che è raffigurata nella pala centrale sopra l’altare, mentre gli episodi più significativi della vita di Maria sono narrati nei riquadri ad affresco sulle pareti e sulla volta della cappella. Forse non è un caso che sia stata proprio una donna a finanziare la costruzione della cappella, la nobildonna Miralda Zappellona. In seguito alla Visita pastorale del cardinal Taverna, il 18 luglio del 1617, la “N.D.Miralda Zapellona provvide a costruire la dotazione per la erigenda cappellania dell’Annunciata”. Le ricerche dello Zanetta (1). hanno permesso di indicare come conclusione dei lavori di muratura il 1618, cui fece seguito l’esecuzione degli affreschi fra il 1619 e il 1620, ma soprattutto si è attribuita con certezza la pala dell’Annunciazione al pittore bustese Antonio Maria Crespi detto il Bustino.

Il dipinto ad olio su tela, delle dimensioni di cm. 265×155, è inserito in una cornice marmorea centinata, con decorazioni in legno dorato di fattura settecentesca. La Vergine è raffigurata presso un inginocchiatoio, sorpresa nell’atto di pregare; alzando lo sguardo dal libro si volge all’angelo comparso sulla destra e ne ascolta le parole in atteggiamento sottomesso, con le mani aperte e leggermente levate. L’angelo, in piedi, ha una ricca veste gonfiata dal vento; tiene la destra alzata e un giglio nella sinistra, simbolo della verginità di Maria. Tra le due figure compaiono alcuni elementi che contribuiscono a creare un ambiente domestico: uno sgabello con il gatto accovacciato, un cesto con dei panni e un gomitolo di filo caduto in terra; dietro la Vergine, immerso nell’oscurità, c’è un letto con la cortina. In alto, al centro, è raffigurata la colomba dello Spirito Santo, discesa attraverso le nubi che accolgono una schiera di angioletti musicanti.

L’opera è sempre stata discussa dalla critica nell’ambito della scuola del Morazzone per i legami stilistici con il linguaggio e la produzione dell’artista lombardo che nella parrocchiale borgomanerese aveva realizzato le pale d’altare e la decorazione ad affresco delle cappelle di San Carlo e di San Rocco nei primi anni del Seicento. L’attribuzione documentata al Bustino conferma l’indicazione della critica e permette di comprendere meglio il dipinto, aggiungendo fra l’altro un importante tassello alla conoscenza di questo pittore di cui non sono moltissime le opere note e sicuramente attribuite (2).

Il Bustino nasce nel 1590 a Busto Arsizio e muore durante la pestilenza del 1630 nella città natale. Svolge la sua attività in ambito lombardo tra Busto Arsizio, dove firma la prima opera nota, la Consacrazione episcopale di San Benedetto Crespi (?) nel 1611, conservata nella chiesa di San Giovanni, e Como, dove esegue per il duomo il Cristo vittorioso con quattro santi adoranti. Nell’ultima parte della sua vita lavora anche al Sacro Monte di Orta, dove affresca la VII cappella fra il 1628 e il 1629. La sua cultura è riconducibile all’ambiente milanese, al Cerano e al Morazzone, del quale probabilmente è stato alunno e con il quale ha forse collaborato nei lavori al Sacro Monte di Orta per la cappella XI agli inizi del Seicento. Ciò potrebbe spiegare il ricorso al Bustino per l’esecuzione del dipinto della cappella nella parrocchiale borgomanerese dove il Morazzone aveva già dato grande prova della sua arte.

Il Bustino doveva sicuramente conoscere le versioni del soggetto dell’Annunciazione eseguite dal Morazzone, si pensi all’Annunciazione conservata alla Pinacoteca di Lucca (1610 ca.), a quella dell’Ospedale Maggiore di Milano, della Collegiata di Arona, di Cremona e di Sant’Agnese di Vercelli (1620 ca.). Nei dipinti morazzoniani la figura dell’angelo, colto in volo, rappresenta un elemento dinamico della composizione, introducendo spesso un movimento “a spirale”, suggerito anche dall’abbondante e gonfio panneggio. Questo tipo di panneggio viene utilizzato anche dal Bustino per l’angelo, che però nella pala borgomanerese appare frenato nello slancio ed è atteggiato in una posa quasi statuaria, con un notevole rilievo simbolico e visivo. La tonalità dei gialli e dei bianchi e la resa cromatica dei tessuti con riflessi traslucidi sono un ulteriore richiamo alla pittura del Morazzone.

Per la figura della Vergine il confronto più interessante è quello con l’Annunciazione dell’Ospedale Maggiore di Milano per l’atteggiarsi modesto e l’espressione devota dell’immagine; in questo dipinto compaiono anche il cestino con i panni e la sedia col gatto che torneranno nell’Annunciazione della Collegiata di Arona insieme all’inginocchiatoio, tutti elementi che si trovano nel dipinto borgomanerese del Bustino. Anche per gli angioletti musicanti che completano la composizione non mancano richiami morazzoniani, fondati su una tradizione che risale fino a Gaudenzio Ferrari.

Nonostante le reminiscenze morazzoniane, al dipinto del Bustino non manca un’impronta originale che qualifica e definisce il temperamento pacato, la tensione morale e la fermezza del segno di questo artista. In un saggio sul pittore di Busto Arsizio il Pacciarotti (3) sottolinea “l’evidenza devota e didascalica” che caratterizza la sua arte, riscontrabile anche nell’Annunciazione, tanto nella figura della Vergine, così modesta e dolce, come in quella dell’angelo, maestosa e ridondante nel panneggio. L’Annunciazione che si conserva nel Museo Civico di Novara che la Spantigati attribuisce al Bustino (4) anche in base al confronto con l’opera della parrocchiale borgomanerese, è altrettanto delicata nella composizione, ma non trasmette come quest’ultima quell’atmosfera di intimità domestica in cui irrompe l’annuncio straordinario portato dall’angelo, che è forse uno degli aspetti più interessanti del nostro dipinto.

Sulle pareti e sulla volta della cappella dell’Annunciata sono dipinti dei riquadri ad affresco di carattere narrativo, si tratta di episodi della vita della Madonna, raffigurati in tredici riquadri delle dimensioni di cm.65×74, disposti a due a due, ad esclusione dell’ovale dipinto al centro dell’arco.

La narrazione prende l’avvio dal primo riquadro in alto a destra sulla volta: esso raffigura il Bacio di Anna a Gioacchino davanti alla porta d’oro, rappresentata da una architettura classicheggiante; nell’angolo in alto a sinistra è raffigurata la Visione di Gioacchino che si trova su un’altura. Seguono la Nascita di Maria, la Presentazione di Maria al Tempio, il Matrimonio di Maria e Giuseppe, l’Annunciazione: questo riquadro e quello successivo, l’ultimo in basso a destra, sono in pessimo stato di conservazione per il distacco della pellicola pittorica a causa dell’umidità; della Visita a Santa Elisabetta si individuano appena tre figure, ma la composizione della scena non è più completamente ricostruibile. Un inconveniente simile, ma più limitato, si può riscontrare anche nel primo riquadro in basso a sinistra, mentre tutti gli altri sono leggibili e in discreto stato di conservazione. Il primo riquadro in basso a sinistra, che corrisponde al settimo episodio del ciclo narrativo, raffigura l’Angelo che avverte in sogno San .Giuseppe, nell’ottavo riquadro, procedendo verso l’alto, è rappresentata la Natività con Maria al centro, inginocchiata, le braccia incrociate sul petto, di fronte alla culla; seguono l’Annuncio alla Vergine della morte vicina, il Funerale della Vergine, il soggetto del dodicesimo riquadro non è chiarissimo, tuttavia dovrebbe trattarsi della Resurrezione di Maria che la tradizione vuole avvenuta dopo tre giorni e l’iconografia rappresenta con l’intervento del Cristo. La figura avvolta in candide vesti e inginocchiata, verso la quale si china e protende le mani il Cristo, dovrebbe quindi essere la Madonna strappata dallo stesso Figlio alla corruzione del sepolcro. L’Incoronazione è l’ovale conclusivo posto al centro della volta.

La composizione delle scene non è caratterizzata da una strutturazione spaziale articolata, ma tende a privilegiare l’evidenza narrativa scartando ambientazioni architettoniche e paesistiche complesse per puntare l’attenzione sui personaggi e sulla resa dei particolari. La gamma cromatica impiegata non è particolarmente brillante; improvvise accensioni luminose sono affidate a tocchi e zone di bianchi puri, ma nel complesso le tonalità appaiono smorzate.

In assenza di una documentazione precisa, la critica aveva formulato delle ipotesi attributive a favore del Morazzone con aiuti o di un seguace del Morazzone, che possiamo senz’altro individuare nel Bustino. Notando una certa differenza fra i quattro riquadri in basso, più aperti e luminosi nella composizione, e i riquadri superiori, si potrebbe ipotizzare per i primi un intervento diretto del Morazzone con suggerimenti, cartoni e disegni, i riferimenti alla pittura e alle opere del maestro sono comunque numerosi, assai evidente è il richiamo alle tele morazzoniane in Sant’Agostino di Como, databili fra il 1611 e il 1612.

Le opere realizzate da Antonio Maria Crespi detto il Bustino nella parrocchiale di San Bartolomeo per la cappella dell’Annunciata sono quindi una testimonianza significativa della sua produzione e della sua evoluzione artistica; nel successivo impegno al Sacro Monte di Orta per la cappella VII che illustra la prima approvazione della Regola di San Francesco da parte di Innocenzo III, il pittore manifesterà grande libertà espressiva e inventiva, in una fase di maturità artistica che avrà come esito uno “splendido spettacolo visivo e di coreografia” (5).

NOTE

(1)   P.ZANETTA, La Cappella della SS.Annunciata, in “Appunti di Storia Religiosa Borgomanerese”, 1983, II, n.48, pp.189-190; ID, Antonio Maria Crespi è l’autore della pala dell’Annunciazione, ibidem, 1984, III, n.61, pp.241-242.

(2)   La figura del pittore Antonio Maria Crespi recentemente è stata argomento di una tesi di laurea che ha preso in considerazione anche le opere borgomaneresi, cfr. C.CITTERIO, Due figure del Seicento lombardo: i pittori Crespi Castoldi, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, Volume LIII, fascicolo I, Gennaio-aprile 2000.

(3)   G:PACCIAROTTI, I pittori Crespi Castoldi, in “Rivista Archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como”, 1979, fascicolo 161, pp. 283-317.

(4)   C:SPANTIGATI in Museo Novarese, Catalogo della Mostra, Novara 1987, p.473.

(5)   G:MELZI D’ERIL, Sacro Monte d’Orta, Torino 1977, p.174.

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