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a cura di Fabio Valeggia – Articolo tratto da “il Voltone” anno 2012 – num 1

Pasquale Fornari

Pasquale Fornari nacque a Borgomanero l’8 agosto 1837. Il suo nome appare a molti sconosciuto, tuttavia il prof. Fornari occupa un posto d’onore nell’albo dei pedagoghi.

Professore accademico, dedicò la vita ad aiutare i sordomuti elaborando un metodo per istruire e far partecipare i suoi allievi.

Visse e operò nel tempo in cui la scuola del sordomuto compiva faticosamente il passaggio da metodi empirici o personali a procedimenti razionali per l’insegnamento del linguaggio fonico fondati su principi scientifici. Dopo aver praticato inizialmente, quale maestro e insegnante nelle scuole comuni, decise di dedicare la sua vita all’insegnamento ai fanciulli meno fortunati.

Formatosi inizialmente alle dottrine del Pestalozzi, praticò successivamente il grande maestro tedesco Maurizio Federico Hill (1805-1874) che aveva soppresso già da tempo la mimica, applicando un metodo orale – oggettivo – intuitivo presso l’Istituto Sordomuti di Francoforte.

Nel 1872 Fornari pubblicò il testo dal titolo Il sordomuto che parla, dove analizzò il metodo orale e accettò, pur con qualche riserva, i principi della scuola dell’Hill ma soprattutto sostenne la necessità di una intesa tra i maestri italiani. L’anno successivo le esortazioni del Fornari si realizzarono nel I° Congresso dei docenti italiani a Siena.

Negli anni successivi lo troviamo molto attivo con la pubblicazione di numerosi testi specifici e la partecipazione ai convegni internazionali. Nel 1883, dalla Gazzetta Piemontese, apprendiamo che al Congresso Internazionale dei Sordomuti a Bruxelles, il Ministero della Pubblica Istruzione ha inviato quale rappresentanti italiani il prof. Pasquale Fornari, l’abate Giulio Tarra, il prof. Pelliccioni e il prof. Lazzari accompagnati dal deputato Bianchi.

Dall’archivio della Società Operaia di Borgomanero, scopriamo che il Fornari venne iscritto negli elenchi dei soci onorari perpetui della Società a partire dall’anno 1889. Tale titolo dovette derivargli in qualità di autorevole personaggio dell’epoca, oltre che dall’apporto finanziario donato al sodalizio.

Il professore trascorse parecchio tempo nella sua casa di campagna di Maggiate Superiore in Via Castello e morì a Varese il 10 luglio del 1923: venne sepolto nel piccolo cimitero di Maggiate Superiore dove ancora oggi riposa.

Il 19 luglio del1938, inMaggiate si celebrò la commemorazione nel primo centenario della sua nascita. In quella occasione venne stampato un opuscolo a cura della tipografia Lissoni di Besana Brianza, in cui il Prof. Federico Montorzi Direttore del P. Istituto dei Sordomuti di Pavia tracciò un profilo della vita del prof. Fornari.

Inoltre Giuseppe Enrico Prestini a nome della Associazione Girolamo Cardano – Sordomuti di Milano volle commemorarlo degnamente a nome degli allievi e dei docenti e ricordò anche che il Municipio di Milano, accogliendo una istanza dell’Associazione decise, il 28 gennaio 1935 di intitolare in suo nome una via della città di Milano. Successivamente, anche il Comune di Borgomanero nella seduta dell’11 maggio 1960 deliberò affinché venisse intitolata la “Via per S.Cristina” al Prof. Pasquale Fornari.

Fornari fu prolifico scrittore di libri per l’infanzia: sono infatti centinaia i titoli pubblicati nella seconda metà del1800 inmodo particolare con Giovanni Gnocchi Editore di Milano.

Vediamone alcuni:

Libro con cento e più figure pei bambini che non vogliono leggere – Milano 1875 – Giovanni Gnocchi Editore

Nella prefazione leggiamo:

DUE PAROLE A CHI SA E VUOL LEGGERE Questo libro non è un libro. Mi sono spiegato? Ebbene, apritelo in qual che sia parte e voi potete leggerlo. Se vi piace, potete cominciar dall’ultima pagina, poi saltar nel mezzo, poi in principio, poi ancora in fine. E’ quel che ci vuole pei bambini che principiano ad esercitarsi nella lettura e che per essa mostrano di poco avere talento…”

Internamente troviamo dunque numerosissime immagini con la loro spiegazione: così possiamo apprendere che cos’è un coccodrillo, come funziona l’eclissi del sole o chi era Cristoforo Colombo.

Non mancano alcune curiosità come La fantasima dei monti: “Chi viaggia sulle alte montagne di buon mattino, talvolta vede lontano nell’aria delle figure d’uomo gigantesche. E’ l’ombra stessa dei viaggiatori che è gettata sui vapori che in quell’ora si sollevano dalla valle. Questo fenomeno si chiama la fantasima dei monti”.

E non mancano alcuni moniti per i giovani dissennati:

DOPO IL BALLO LA MORTE: l’Adele era una giovinetta. Volle andare a ballare. Ballando, sudò molto. Allora si espose all’aria. La si raffreddò il sudore addosso. Si ammalò gravemente, e si dovette porre a letto. Accorse il medico, ma ogni cura fu inutile. L’Adele peggiorò sempre. Ella è là che muore, e la sua mamma piange desolata

Tomaso o il galantuomo istruito – Racconti e letture per le Scuole di Campagna e pei Campagnuoli – V edizione – 1887 Torino G.B. Paravia

Nella prefazione della V edizione di questo testo apprendiamo che si tratta del primo libro scritto dal Fornari nel 1870. Il professore precisa che: “io non pensavo certo che in pochi anni gli avrei dato compagnia di tanti fratelli (ormai più di venti), i quali gli sarebbero passati molto innanzi. Eppure io vo’ molto bene a questo mio primo, non tanto perché primo, quanto perché mi pare che esso mi assicuri di aver ben cominciato la mia missione di educatore, principiando dai poveri contadini, fra cui nacqui e fra cui spero di morire…

Nel testo si narra di Tommaso Barca, un vecchio contadino che viveva in un povero e affumicato tugurio sulle amene rive del piccolo lago Cusio o d’Orta.

Tomaso ci conduce a scoprire il mondo e la terra, Dio e la religione. Ci insegna la tolleranza e l’obbligo di restituire la roba trovata, come funziona l’economia, le Casse di Risparmio e le Banche Popolari. Una appendice è dedicata ai proverbi, antica saggezza popolare.

Curiosamente Fornari si cimenta anche nella spiegazione di quello che erano le Società di Mutuo Soccorso: “… Ma il peggio per la gente di campagna è quando si ammala. Allora, non più lavoro, ma spese per le medicine, molte volte pel medico ancora, e senza alcun modo d’ajutarsi…Ma venne in buon punto la filantropica istituzione delle Società di Mutuo Soccorso… Scopo dell’associazione è la fratellanza ed il mutuo soccorso tra i Soci;essa tende a promuoverne l’amore al lavoro ed alla moralità, e ad accrescere il benessere della classe laboriosa coll’educazione e coll’istruzione…”

La Buona Giannina educata ed istruita, libro di lettura e di lingua per le scuole femminili e per le giovinette – Torino 1876 G.B. Paravia

Si tratta del libro più famoso di Fornari, stampato in numerosissime edizioni ed anche in più volumi (libro I e II). In questo testo si narra la vita della piccola Giannina, una bimba diligente e molto buona. Con questo pretesto Fornari illustra come è costituita una famiglia e che cosa sono i gradi di parentela. Descrive poi la giornata tipo della Giannina dalla sveglia, con la recita delle preghiere, alla frequenza della scuola e dello studio, fino al coricarsi a sera. Nel libro secondo affronta anche l’organizzazione della casa, come si apparecchia la tavola, come si gestisce una cucina. Vengono anche elencate le parole straniere che devono sostituire quelle italiane che non stanno bene in bocca di fanciulla educata e istruita. Così apprendiamo che è più conveniente dire Buffè al posto di credenza, oppure Coaffur invece di pettinatura. Parür e non finimento, Croscé invece di uncinetto, Budoàr invece di salottino e così via.

Il Buon Giannetto educato e istruito, libro di lettura e di lingua – Milano 1882 – G. Gnocchi Editore

Dopo il successo ottenuto con la “Buona Giannina” Fornari decide di creare anche il corrispondente maschile, ovvero il Giannetto di cui descrive la giornata tipo.

Il testo ovviamente è principalmente rivolto ai fanciulli, pertanto vi si ritrovano le descrizioni sui metodi per l’allevamento degli animali ed una panoramica sui mestieri tradizionali.

Ecco un breve passo sugli animali domestici: “Si tengono i gatti per liberare la casa dai topi. Il gatto miagola o gnaula. Alcune volte di notte si sente sui tetti un grande gnaulio di gatti. Se il gatto vuol dormire, manda un rantolo sommesso, e si dice che fa le fusa. Se il gatto vede il cane, soffia. Se è irritato, mette fuori gli artigli e graffia. Spesso il gatto si liscia il capo con la zampetta. La gatta porta i suoi micini in bocca. Nelle imposte degli usci si fa la gattajuola, cioè una buca da basso, affinché il gatto entri e n’esca a suo talento”.

Fotografie Archivio privato G.F.

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