a cura di Fabio Valeggia – Articolo tratto da “il Voltone” anno 2012 – numero 2

ImmagineDal primo al 28 settembre 2012 si è tenuta, nell’atrio di Palazzo Tornielli a Borgomanero una interessante mostra fotografica dal titolo “Fotoricordando le moto di Borgomanero – Storia e vicende delle ‘motociclette”.

La rassegna ideata dall’arch. Mauro Borzini presidente del Fotoclub l’Immagine si è potuta realizzare grazie anche alla collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Borgomanero, della Pro-Loco, della Società Operaia di Mutuo Soccorso e dell’Associazione Auto Moto Storiche “I Miserabili”.

Le immagini hanno ripercorso la storia delle moto Galloni, costruite da Alberto Galloni negli anni dal 1920 al 1932, per poi passare agli anni del secondo dopoguerra in cui i Fratelli Rossi, costruivano i telai sui quali venivano montati i motori tedeschi Jlo.

Nello stesso periodo, Domenico Piemontesi oltre ad essersi rivelato un ciclista di classe, costruiva una sorta di bicicletta a motore.

Si passa poi agli anni ’70, quando Mario Vecchi (fondatore con Valsesia Maurizio della Viemme) nel 1976 assemblava le moto VMZ, telai adattati sui quali venivano montati i motori tedeschi Zündapp con cilindro Ducati modificato.

La mostra è stata anche l’occasione per curiosi e appassionati di riscoprire il mito della moto Galloni, una marca citata anche nel romanzo di Piero Chiara “Una Spina nel Cuore” (“Caterina divide infatti il suo amore tra l’io narrante e il Tibiletti, motociclista e figlio di macellaio che a bordo di una Galloni rossa, col viso sfigurato da un incidente, trasporta la carne attraverso le valli”).

Ma cerchiamo di conoscere meglio, la storia di questo mito motociclistico e del suo ideatore.

L’ing. Alberto Galloni, nacque a Romanengo in provincia di Cremona nel 1890, dopo aver compiuto gli studi tecnici venne assunto alla Breda Meccanica settore trebbiatrici. Nel 1912 la ditta lo inviò a Borgomanero per la manutenzione della trebbiatrice di proprietà di un agrario della zona. Alberto tornò più volte nel borgo e nel 1913 conobbe la signorina Giuseppina Lunghi che diverrà sua moglie.

Incontrò nel frattempo Aldo Piscia (appartenente alla famiglia Piscia, proprietari della Società Elettrica del Pellino), un appassionato di meccanica ed insieme realizzarono la loro prima moto contraddistinta dalla sigla P.G. (Piscia – Galloni) ed equipaggiata con un motore monocilindrico a quattro tempi con una cilindrata compresa tra i 350 e i 500 cc. Di quella moto esistono alcune sbiadite fotografie in cui il Piscia ed il Galloni sono ritratti a bordo del loro bolide e sullo sfondo si intravedono i cartelli stradali di Arona, Borgomanero e Monte Pellino.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Galloni si trasferì ad Omegna dove aprì una fabbrica per la produzione di materiale bellico. Al termine della guerra ritornò a Borgomanero e intraprese, per un breve periodo, la costruzione di macchine trebbiatrici (che battezzò trebbiatrici Galloni).

Nel 1919 si ripresentò l’idea della produzione di motociclette: Alberto investì tutte le sue sostanze creando la Società Anonima Moto Galloni – Borgomanero e dando vita all’omonima fabbrica nella via Cavallari oggi via Gramsci. Nello stesso anno, il pilota Miro Maffeis a bordo del primo modello di Galloni si aggiudicò immediatamente numerosi record di velocità.

La produzione in serie vera e propria iniziò nel 1920, prima con una piccola motocicletta a due tempi e successivamente nel 1921 con una bicilindrica da 500 cc. Sulla stessa base della 500 cc Galloni realizzò anche una 750 cc principalmente destinata all’accoppiamento al sidecar.

Galloni credeva fermamente che la via dei record di velocità potesse rendere in modo inequivocabile le possibilità del mezzo e quindi affermarne la distribuzione. Un primo avvenimento in questa direzione si verificò alla fine del 1921 quando Gino Zanchetta alla guida della 750 cc, sul rettifilo Borgomanero – Cureggio, ottenne il record italiano del chilometro lanciato con una media di 132,352 km/h. Velocità folle per l’epoca se si pensa che le strade non erano asfaltate e piene di buche!

Negli anni seguenti, pur mantenendo a listino le versioni 500 cc e 750 cc, Galloni puntò principalmente sul nuovo modello 250 cc decisamente di minore costo e maggiore maneggevolezza.

E sono proprio gli anni che vanno dal 1925 al 1926 a dare maggiori soddisfazioni alla casa borgomanerese. Il trionfo arrivò in particolare nel IV Circuito motociclistico d’Italia categoria 250 cc e il pilota Alfredo Panella nel 1926 conquistò il titolo di campione d’Italia in sella alla rossa Galloni.

Il nome della moto Galloni è legato indissolubilmente alla figura di questo campione del motociclismo. Alfredo Panella nacque a Genzano di Roma, nei Castelli Romani e la famiglia lo avviò alla carriera ecclesiastica, ma Alfredo ben presto manifestò la passione per i motori. Durante la Grande Guerra rimase ferito seriamente e gli venne assegnata una pensione: con questi soldi, nel 1920, si comperò la sua prima motocicletta, una Minerva del 1904, che gli consentì di fare le prime esperienze motociclistiche.

Nel 1921 si trasferì per lavoro a Foligno iniziando a partecipare alle prime gare motociclistiche, ottenendo un ottimo risultato nel Circuito dell’Appennino. Ma fu nel 1923 che avvenne l’incontro della sua vita: mentre si aggirava fra gli stand del salone motociclistico di Milano, si sentì afferrare per un braccio da Alberto Galloni, il costruttore di Borgomanero, che gli chiese: “vuol correre per me ?“. Panella accettò immediatamente e con la Galloni 750, 350 e 250, conquistò i suoi primi importanti successi e la sua fama divenne nazionale.

Come già ricordato è il 1926 l’anno d’oro della Galloni: 18 gare vinte sulle 20 disputate con il pilota Panella.

Nel 1927 però, per problemi di carattere finanziario la ditta Galloni venne temporaneamente chiusa cambiando nome e divenne “Società Anonima Officine Meccaniche Galloni & C – Borgomanero”. L’azienda subì una radicale trasformazione sul piano amministrativo e venne rifinanziata: tale operazione permise la ripresa della normale produzione di 250, 350 e 500 cc.

A causa di questa crisi il pilota Panella passò alla torinese Ladetto & Blatto e successivamente alla moto Guzzi proseguendo la sua entusiasmante carriera e ottenendo importanti successi. La Galloni continuò invece la produzione dei propri modelli, ma i tempi duri non si esaurirono così facilmente: la crisi del 1929 influenzò pesantemente anche la ditta borgomanerese che si avviò verso un lento declino.

Alberto Galloni tentò con pochi operai la costituzione di una nuova società, la “S.A. Candele e Motori” ma la grave crisi economica non risparmiò nemmeno questa iniziativa e il 27 aprile del 1932 il Pretore appose i sigilli all’azienda. Si chiudeva così un’era e non si viderò più le rosse motociclette sfrecciare sul rettifilo Borgomanero – Cureggio.

Nel secondo dopoguerra, Alberto e il figlio Giuseppe tentarono di ritornare sul mercato motociclistico con un robusto ciclomotore chiamato “Galletto”. Ma il ritorno non ebbe fortuna e dopo un paio di anni la produzione, limitatissima, cessò definitivamente.”

Alberto Galloni morì il 1° febbraio del 1966 a 76 anni.

Oggi le moto Galloni sono rarissime e molto quotate sul mercato delle moto d’epoca.

La mostra di Borgomanero ci ha permesso di toccare con mano alcuni preziosi modelli di proprietà di alcuni collezionisti della zona.

NOVITA’ OTTOBRE 2014: è uscito il libro della moto Galloni.

Sul sito http://www.motogalloni.it potete conoscere i dettagli

Qui una anteprima del libro: http://issuu.com/accendiamolamemoria/docs/anteprima_galloni/0

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